Quello che segue è un elenco di 20 dati statistici che provano il continuo accentramento di ricchezza nelle mani dell’élite globale, lasciando la maggior parte del resto del mondo in povertà e miseria.
1) Secondo la UN Conference on Trade and Development (Conferenza dell’ONU su Commercio e Sviluppo), il numero di “paesi meno sviluppati” è raddoppiato negli ultimi 40 anni.
2) I “paesi meno sviluppati” hanno speso 9 miliardi di dollari per importazioni di alimenti nel 2002. Nel 2008 questa cifra è salita a 23 miliardi di dollari.
3) Il reddito medio pro-capite nei paesi più poveri dell’Africa è sceso a 1/4 negli ultimi 20 anni.
4) Bill Gates ha un patrimonio netto dell’ordine dei 50 miliardi di dollari. Ci sono circa 140 paesi al mondo che hanno un PIL annuo inferiore alla ricchezza di Bill Gates.
5) Uno studio del World Institute for Development Economics Research (Istituto Mondiale per la ricerca sull’economia dello sviluppo) evidenzia che la metà inferiore della popolazione mondiale detiene circa l’1% della ricchezza globale.
6) Circa 1 miliardo di persone nel mondo va a dormire affamato ogni notte.
7) Il 2% delle persone più ricche detiene più della metà di tutto il patrimonio immobiliare globale.
8) Si stima che più dell’80% della popolazione mondiale vive in paesi dove il divario fra ricchi e poveri è in continuo aumento.
9) Ogni 3,6 secondi qualcuno muore di fame, e 3/4 di essi sono bambini sotto i 5 anni.
10) Secondo Gallup, il 33% della popolazione mondiale dice di non avere abbastanza soldi per comprarsi da mangiare.
11) Mentre stai leggendo questo articolo, 2,6 miliardi di persone nel mondo stanno soffrendo per mancanza di servizi sanitari di base.
12) Secondo il più recente “Global Wealth Report” di Credit Suisse, lo 0,5% di persone più ricche controlla più del 35% della ricchezza mondiale.
13) Oltre 3 miliardi di persone, quasi la metà della popolazione mondiale , vive con meno di 2 dollari al giorno.
14) Il fondatore della CNN, Ted Turner, è il più grande proprietario terriero privato negli Stati Uniti. Oggi, Turner possiede circa 2 milioni di acri [più di 8.000 Km quadrati - NdT] di terra. Questa quantità è maggiore dell’area del Delaware e di Rhode Island messe assieme [come l’intera superficie dell’Abruzzo - NdT]. Turner peraltro invoca restrizioni governative per limitare a 2 o meno figli per coppia nell’ottica di un controllo della crescita demografica.
15) 400 milioni di bambini nel mondo non hanno accesso all’acqua potabile.
16) Circa il 28% dei bambini dei paesi in via di sviluppo sono considerati malnutriti o hanno una crescita ridotta a causa della malnutrizione.
17) Si stima che gli Stati Uniti detengano circa il 25% della ricchezza totale del mondo.
18) Si stima che l’intero continente africano possegga solo l’1% della ricchezza totale del mondo.
19) Nel 2008 circa 9 milioni di bambini sono morti prima di compiere i 5 anni. Circa 1/3 di tutte queste morti è dovuto direttamente o indirettamente a scarsità di cibo.
20) La famiglia di banchieri più famosa al mondo, i Rothschild, ha accumulato montagne di ricchezza mentre il resto del mondo è stato intrappolato nella povertà.
FONTE:http://osasapere.it/
sabato 25 febbraio 2012
giovedì 23 febbraio 2012
Bari, questione d'onore. Class action contro le combine
Un gruppo di ex giocatori della squadra pugliese avanzerà un'azione giudiziaria contro i calciatori che verranno condannati dopo l'indagine sul calcio scommesse. "Coinvolgeremo i tifosi, hanno assistito a partite falsate". Continuano le indagini a Cremona
Il popolo degli ex calciatori del Bari - per la prima volta nella propria storia - si riunirà nel capoluogo pugliese sabato prossimo per avanzare un'azione giudiziaria, anche attraverso una class action, nei confronti dei calciatori che dovessero risultare responsabili delle 'combine' sportive dello scorso anno, e per difendere l'onore della maglia "portata con orgoglio e ora macchiata dalla slealtà di un manipolo di pseudoatleti che hanno venduto partite e creato le condizioni per una retrocessione dolorosa".
Lo rende noto il coordinatore dell'iniziativa, Mimmo Magistro, calciatore del Bari tra il '63 ed il '68, giornalista sportivo negli anni Settanta, poi assessore comunale a Bari e Stella d'oro al Merito sportivo del Coni, per i meriti acquisiti soprattutto dirigendo una squadra di pallavolo femminile anche a livello internazionale. Dell'iniziativa giudiziaria si occupa l'avvocato Francesco Sisto, deputato Pdl e tifoso del Bari, con la collega Manuela Magistro, esperta di Diritto Sportivo e docente di Legislazione sportiva presso la Scuola dello Sport del Coni Puglia; e altri giovani giuristi, tutti tifosi biancorossi.
L'avv. Sisto ritiene che "ci siano le condizioni per un'azione giudiziaria da parte degli ex tesserati del Bari contro quei calciatori che dovessero essere ritenuti responsabili delle combine sportive dello scorso anno sia attraverso la costituzione di parte civile sia attraverso una class action, a cui potrebbero aderire semplici tifosi, habituè dello stadio ovvero abbonati alle TV satellitari, defraudati perché costretti a vedere partite fasulle". L'iniziativa tende anche - è detto nella nota di Magistro - "a porre l'accendo sulla necessità di adeguare le norme di diritto sportivo, soprattutto quelle sulla responsabilità oggettiva dei club, alla luce delle nuove tecnologie, dell'ampliamento delle tutele sulla privacy, nonché della presenza nel Calcioscommesse di interessi di livello internazionale, con collegamenti con la delinquenza anche locale, a volte fonte di ricatto per gli atleti".
Le indagini della Procura di Cremona - Incontro, questa mattina a Cremona, tra il procuratore Roberto di Martino e gli avvocati di Dino Lalic, Vinko Saka e Alija Ribic, tre degli stranieri coinvolti nell'inchiesta sul calcio scommesse. I legali Marcello Cecchini, del foro di Pesaro, e Kresimir Krsnik, di Zagabria, hanno consegnato al procuratore tre memorie in cui i loro assistiti spiegano le rispettive posizioni.
Lo rende noto il coordinatore dell'iniziativa, Mimmo Magistro, calciatore del Bari tra il '63 ed il '68, giornalista sportivo negli anni Settanta, poi assessore comunale a Bari e Stella d'oro al Merito sportivo del Coni, per i meriti acquisiti soprattutto dirigendo una squadra di pallavolo femminile anche a livello internazionale. Dell'iniziativa giudiziaria si occupa l'avvocato Francesco Sisto, deputato Pdl e tifoso del Bari, con la collega Manuela Magistro, esperta di Diritto Sportivo e docente di Legislazione sportiva presso la Scuola dello Sport del Coni Puglia; e altri giovani giuristi, tutti tifosi biancorossi.
L'avv. Sisto ritiene che "ci siano le condizioni per un'azione giudiziaria da parte degli ex tesserati del Bari contro quei calciatori che dovessero essere ritenuti responsabili delle combine sportive dello scorso anno sia attraverso la costituzione di parte civile sia attraverso una class action, a cui potrebbero aderire semplici tifosi, habituè dello stadio ovvero abbonati alle TV satellitari, defraudati perché costretti a vedere partite fasulle". L'iniziativa tende anche - è detto nella nota di Magistro - "a porre l'accendo sulla necessità di adeguare le norme di diritto sportivo, soprattutto quelle sulla responsabilità oggettiva dei club, alla luce delle nuove tecnologie, dell'ampliamento delle tutele sulla privacy, nonché della presenza nel Calcioscommesse di interessi di livello internazionale, con collegamenti con la delinquenza anche locale, a volte fonte di ricatto per gli atleti".
Le indagini della Procura di Cremona - Incontro, questa mattina a Cremona, tra il procuratore Roberto di Martino e gli avvocati di Dino Lalic, Vinko Saka e Alija Ribic, tre degli stranieri coinvolti nell'inchiesta sul calcio scommesse. I legali Marcello Cecchini, del foro di Pesaro, e Kresimir Krsnik, di Zagabria, hanno consegnato al procuratore tre memorie in cui i loro assistiti spiegano le rispettive posizioni.
martedì 21 febbraio 2012
Marò rischiano pena di morte Governo tecnico li abbandona
India, due militari italiani accusati dell'omicidio di due pescatori. Tensione Roma-Nuova Delhi: perché il ministro Terzi non è là?
E' diventato un complicato caso diplomatico l'arresto di due marò da parte delle autorità indiane accusati di aver ucciso du pescatori. Per la marina militare e la Farnesina la nave ha sventato un attacco pirata nel Kerala, costa meridionale dell'India. Le autorità indiane, invece, ritengono che i militari a bordo della motonave abbiano sparato a un peschereccio uccidendo due pescatori. Ma sono tante le incongruenze e i racconti che non coincidono. Per fonti vicine agli inquirenti che si stanno occupando del caso è ancora da provare il collegamento tra il tentativo di pirateria sventato e la presenza di due pescatori uccisi su un peschereccio indiano. In ogni caso, si tratterebbe di un tragico incidente avvenuto in acque internazionali, dove vige, quindi, la giurisdizione dello Stato di bandiera della nave.
Il ministro degli Esteri - Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, auspica una "maggiore collaborazione" con il governo di New Delhi, una collaborazione che possa risolvere la crisi. "Allo stato delle cose ci sono considerevoli divergenze di carattere giuridico": ha osservato il ministro, a margine del vertice dei ministri degli Esteri del Mediterraneo Occidentale a Villa Madama. "E non credo - ha osservato ancora il capo della diplomazia italiana - si sia sviluppata quella collaborazione tra lo Stato federale indiano e lo Stato italiano che sarebbe invece veramente auspicabile e consentirebbe una via d’uscita in tempi rapidi". Il ministro ha comunque assicurato che il governo intende "mettere in atto tutti gli sforzi per risolvere rapidamente" la crisi. Il rischio che le elezioni locali influiscano sulle indagini "me lo ha indicato nella conversazione che ho avuto con lui il ministro degli Esteri Krishna", ha dichiarato Terzi, spiegando che le elezioni "indubbiamente influiscono sulle emozioni della cittadinanza". Per il ministro "vi sono degli elementi che non sono stati finora considerati da entrambi i livelli di governo", come il fatto che "la nave italiana si trovava a 32 miglia nautiche dalla costa, di conseguenza ampiamente in acque internazionali", e che "gli incidenti sono stati almeno due in quella zona di mare ad orari diversi". Per questo, ha spiegato Terzi, l’Italia sta insistendo per proseguire le consultazioni a New Delhi. Ci si chiede perché il ministro non sia ancora partito per l'India.
Le incongruenze - Tra le incongruenze allo studio degli inquirenti, anche gli orari e la posizione del mercantile. La segnalazione del tentativo di abbordaggio è stata fatta dalla petroliera italiana alle 16 ora locale. Mentre la morte dei due pescatori sarebbe stata riportata poco prima delle 22. Alle 21.50, invece, sarebbe stato segnalato un altro attacco di pirateria da parte di una petroliera alle 21.50, ore locali, a largo di Kochi, messo a segno da due imbarcazioni con 20 persone a bordo, con le quali la polizia marittima locale indiana sembra che abbia avuto uno scontro a fuoco. Quindi la morte dei pescatori potrebbe essere riferita a questo secondo caso. La posizione della 'Enrica Lexie', inoltre, differiva di più di 5 miglia nautiche (10 km circa) da quello che è stato segnalato come punto dello scontro. Al vaglio degli investigatori ci sono anche le testimonianze dell'equipaggio del mercantile che ha affermato che il peschereccio con i pescatori morti sarebbe diverso, per forma e colore, da quello avvistato.
Pena di morte - I due militari italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono detenuti conformemente a quanto prevede l'articolo 302 del Codice penale indiano, che riguarda gli omicidi prevede fino alla pena di morte. E' quanto ha dichiarato al Times of India (Toi) Padma kumar, ispettore generale di polizia del distretto di Ernakulam. Latorre e Girone, si legge sul sito del quotidiano, sono sotto la custodia della polizia di Kerala a causa del presunto coinvolgimento nell'omicidio di due pescatori indiani. I due marò che erano a bordo dell’Enrica Lexie e che sono accusati dell’omicidio di due pescatori indiani al largo delle coste del Kerala compariranno oggi, 20 febbraio, dinanzi al magistrato. Lo scrive la stampa indiana. "Saranno consegnati alla polizia di Kollam e portati dinanzi a un giudice", ha detto una fonte della polizia. I due militari, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, sono sotto custodia della polizia militare della marina indiana e, dalla nave, erano stati trasferiti nel circolo ufficiali della Polizia centrale (Cisf) del Kerala nell’isola di Wellington, vicino Kochi, dove sono stati interrogati dal capo della polizia.
La competenza - La Farnesina domenica ha ribadito con chiarezza che il caso deve essere trasferito alla magistratura italiana perchè è avvenuto in acque internazionali, su una nave che batte bandiera italiana e che i due militari, membri del battaglione San Marco della Marina, godono dell’immunità. In attesa di ulteriori sviluppi, secondo fonti del porto di Kochi, la petroliera italiana sarà oggi trasferita all’ancoraggio esterno, ma sempre all’interno del porto: il cargo attualmente è al primo terminal petrolifero, ma ostacola lo scarico delle altre petroliere.
mercoledì 15 febbraio 2012
Sanremo, ascolti boom nella prima serata, Celentano scatena il putiferio
Ascolti, meglio dell'anno scorso
Tante polemiche e tanto clamore per l'atteso intervento di Celentano ha portato i frutti sperati: la prima serata del Festival di Sanremo ha ottenuto nella prima parte 14 milioni 378 mila telespettatori pari al 48.51%% di share. Un risultato superiore all’esordio del Festival 2011 (per la prima parte 14 milioni 175 mila con il 45.20%).
martedì 14 febbraio 2012
Condannato all'ergastolo Dopo 21 anni di carcere viene assolto: "Innocente"
Pagina nera della giustizia italiana. Giuseppe Gulotta era stato accusato da Giuseppe Vesco per l'omicidio di due carabinieri. Ma il testimone chiave era stato costretto a confessare
A volte non basta una confessione per essere certi di avere un colpevole di un reato. Lo dimostra la sentenza della Corte d'appello di Reggio Calabria che dopo 21 anni, due mesi e 15 giorni di detenzione ha assolto per non aver commesso il fatto Giuseppe Gulotta, 55 anni, accusato della strage alla casermetta di Alcamo Marina, in Sicilia.
Il fatto avvenne il 27 gennaio 1976, quando vennero uccisi due carabinieri, Carmine Apuzzo e Salvatore Falcetta, all'epoca poco più che diciotteni. Dai loro armadietti sparirono divise e armi, e altri effetti personali. Dopo la strage, il 13 febbraio, venne fermato con due armi sull'automobile Giuseppe Vesco. Una delle pistole era una Beretta calibro 9, in dotazione alle forze dell'ordine. Il ragazzo disse che doveva solo consegnarle armi sulla spiaggia, fu interrogato e fece i nomi di Giuseppe Mandalà, che venne trovato in possesso di armi, e dei presunti complici, Gaetano Santangelo, Vincenzo Ferrantelli e Gulotta, diciannovenne all'epoca dei fatti. Quest'ultimo si è sempre dichiarato innocente, ma fu condannato all'ergastolo con sentenza definitiva nel 1990.
Eppure dopo diversi anni a l'ex brigadiere Renato Olino, che si occupò del caso, ha rivelato che per far confessare Vesco erano stati usati metodi persuasivi "eccessivi", scagionando di fatto il condannato. Ci sono voluti però altri nove processi, tra rinvii della Cassazione e questioni procedurali, perché la Suprema Corte concedesse la revisione del processo, iniziata finalmente nel 2009.
Nel frattempo, Vesco è stato trovato impiccato nell'infermeria del carcere di Trapani, ma l'ipotesi di una sua confessione forzata è stata confermata anche dalle parole di un collaboratore di giustizia siciliano, Vincenzo Calcara.
lunedì 13 febbraio 2012
I finti tagli al Quirinale Napolitano fa il furbo
Il Colle stringe la cinghia e risparmia 60 milioni in 5 anni, ma il Quirinale costa ancora molto più della Casa Bianca e dell'Eliseo
Giorgio Napolitano parla di tagli al Quirinale. Dice che nel suo settennato c'è stato un risparmio di sessanta milioni di euro. Il personale è stato ridotto di 394 unità e, nel 2011, ha provveduto alla riforma delle pensioni di anzianità. la riduzione degli straordinati. Il Colle ci informa che anche lì si fanno sacrifici in un momento in cui a tutti viene chiesto di tenere duro. Tra le misure adottate c'è anche anche il blocco del turn over del personale, e l'applicazione di un contributo di solidarietà del 5 e del 10 per cento per le indennità degli altri gradi. Ma al di là dei tagli, resta un dato: il Quirinale ha spese enormi se confrontate con quelle di altre istituzioni paragonabili. La spesa per i beni e i servizi è aumentata di 300mila euro (ma il Quirinale lo spiega con le spese sostenute per il 150° anniversario dell'unità d'Italia. Ma nonostante tutto il Quirinale ha a bilancio ancora 228 milioni di euro, per il 2012 sono previste 245,3 milioni di spesa. Per farci un'idea: la Casa Bianca costa 136,5 milioni di euro, l'Eliseo 112,5, Buckingham Palace 57. Insomma, nonostante il primo passo compiuto da Napolitano, la strada per abbattere davvero i costi è ancora lunga e il traguardo lontanissimo.
sabato 11 febbraio 2012
Inciucio tra il prof e Obama per far fuori la culona Merkel
Un successo la missione italiana negli Stati Uniti: sfruttiamolo contro i maestrini alla Merkozy.
L’incontro di ieri, alla Casa Bianca, ha un valore cruciale. Lasciate da parte tutti gli aspetti personalistici che, pur rilevanti, sono dettagli di contorno. Quel che conta è la sostanza, ovvero la riaffermata presenza di una sponda atlantica da utilizzarsi per far valere i nostri interessi nazionali all’interno dell’Unione Europea. È un punto fondamentale, un valore che non appartiene al governo pro tempore, ma all’Italia. Il compito di Mario Monti è farlo pesare.
Barack Obama ha sottolineato tre punti, decisivi: a. i rapporti con l’Italia non sono solo economici, o riconducibili all’essere componente dell’Ue, perché c’è un aspetto militare che non può essere dimenticato; b. il riferimento al summit di Lisbona del 2010, privilegia il nostro Paese rispetto ad altri; c. considerare prevalenti i firewall molto alti, rispetto alle politiche restrittive e recessive nazionali, costituisce un solido ancoraggio rispetto alla deriva germanocentrica. Questi tre punti sono un successo da sfruttare. Nel pieno della crisi ci mettemmo a sostenere l’importanza degli equilibri militari. In diversi ci presero per matti. Quando l’ipocrisia si sposa con l’ignoranza genera mostriciattoli patetici. Il tema è centrale: l’Italia ha svolto egregiamente la propria funzione in tutte le guerre fatte sotto l’ombrello della Nato. A Lisbona si stabilì che dall’Afghanistan non ci si sarebbe ritirati prima del 2014. Gli spagnoli sono andati via. I francesi sono arretrati. I tedeschi non sono mai arrivati. Noi ci siamo stati e ci siamo, sopportando costi economici e umani, mettendo in campo altissima qualità. Tutto questo conta, eccome.
Obama si spinge oltre: plaude agli accordi di partneship a lunga scadenza, firmati da noi e dagli afgani, quindi mette l’Italia sullo stesso piano degli Usa, come destinata a restare in zona anche dopo il 2014. Richiama il peso degli altri scenari, afferma che il regime siriano deve essere rimosso e ribadisce l’impegno contro le armi atomiche. Tutto questo suona a morto per gli iraniani e riconosce il ruolo dell’Italia (è appena il caso di ricordare che il governo Prodi riconobbe al regime iraniano il ruolo di “potenza regionale”, che è cosa opposta). Bene, molto bene. Ma l’Italia deve essere assistita nel soddisfare i propri bisogni energetici: abbiamo rinunciato al petrolio iraniano e abbiamo subìto un danno dalla guerra in Libia. Senza contare gli attacchi che subimmo quando si rese attivo il gasdotto che porta combustibile dalla Russia (accordo firmato dal governo Prodi, realizzato da quello Berlusconi e in armonia con la Germania, senza che questo ci abbia risparmiato sgradevolezze e una certa curiosa induzione di certi dibattiti interni).
È il caso che ce ne si ricordi quando, al freddo, si descrive la diminuita erogazione come una sorta di disgrazia. In ogni caso: su questo capitolo meritiamo di avere delle contropartite. In quanto alla crisi del debito, alla Casa Bianca è ben chiaro che applicando la ricetta che l’Ue sta imponendo alla Grecia si otterranno solo disastri. Ben venga il rigore nell’amministrare, ben vengano le riforme, ma non scherziamo: solo barriere finanziarie elevate, costruite con i mattoni dei soldi pubblici, possono fermare il fuoco della speculazione. Che siano erette è interesse comune. Se la Germania resiste, deve essere chiaro quale partita si sta giocando: non è la gara a chi fa meglio il maestrino, ma è in ballo la solidità delle economie occidentali. Se la speculazione porta la Germania a finanziare il proprio debito spendendo meno di quel che l’inflazione consuma non per questo è accettabile che tale condizione di privilegio metta a repentaglio tanto gli interessi dell’Unione quanto quelli Atlantici.
Il bilancio della missione è molto positivo. Monti porta a casa un successo ragguardevole. Per sfruttarlo, nel mentre la Merkel fa campagna elettorale per il boccheggiante partner francese, occorre rompere l’assedio dei rapporti bilaterali e interstatali, restituendo l’Ue alla sua collegialità. Il luogo idoneo acché si ritrovi l’equilibrio fra interessi nazionali, istituzioni europee, sviluppo economico ed equilibri globali.
venerdì 10 febbraio 2012
Le foibe? Caro presidente, furono i comunisti
Presidente Napolitano, mi dispiace, ma non ci stiamo. Ricordando ieri le foibe lei se l’è presa con "le derive nazionalistiche europee", attribuendo a esse l’eccidio di migliaia di istriani, dalmati e dei partigiani bianchi
Presidente Napolitano, mi dispiace, ma non ci stiamo. Ricordando ieri le foibe lei se l’è presa con «le derive nazionalistiche europee», attribuendo a esse l’eccidio di migliaia di istriani, dalmati e dei partigiani bianchi.
Ma le cose, lei lo sa bene, non stanno così. L’orrore delle foibe fu perpetrato dai partigiani comunisti di Tito con l’appoggio del comunismo mondiale e dei comunisti italiani. Lei non ha mai citato il comunismo a proposito delle foibe.
È come se nella giornata della Memoria, celebrata pochi giorni fa, non citassero mai il nazismo ma se la prendessero con il comunismo. Certo, il nazionalismo fu una delle causeche inasprì i rapporti sui confini orientali; così come è noto che l’Unione Sovietica dette una mano a Hitler nella caccia e nello sterminio degli ebrei. Ma in entrambi i casi non si può tacere il principale colpevole e va citato per nome: il nazismo per la shoah e il comunismo per le foibe o per i gulag.
Lo sterminio degli italiani e la loro espropriazione obbedì a una triplice guerra: la guerra del comunismo contro l’Italia fascista, poi la guerra dei proletari comunisti contro i benestanti borghesi, quindi la guerra etnica contro gli italiani. Non salti i due precedenti passaggi e abbia l’onesto coraggio di chiamare i sicari per nome: furono comunisti. Il nazionalismo in questo caso c’entra assai meno, tant’è vero che i collaborazionisti di Tito furono anche i comunisti italiani. Con tutto il rispetto che merita, e persino la simpatia, non ricada nel dimenticazionismo.
Svelato un complotto per uccidere il Papa
In un documento, pubblicato da Il Fatto Quotidiano, il cardinale Romeo rivela quanto ascoltato in Cina: "Entro 12 mesi il Papa morirà"
Svelato un complotto per uccidere il Pontefice. In un documento esclusivo, pubblicato daIl Fatto Quotidiano, il cardinale siciliano Paolo Romeo rivela quanto ascoltato in Cina durante un viaggio avvenuto a novembre: "Entro 12 mesi il Papa morirà".
Le parole di Romeo sono state raccolte dal cardinale Dario Castrillon Hohyos che ha redatto l'appunto a dicembre e lo ha inviato a Benedetto XVI a gennaio e contiene anche un'ipotesi su chi succederà al trono Pontificio: secondo Romeo sarà Angelo Scola, arcivescovo di Milano.
mercoledì 8 febbraio 2012
Casini si schiera con Cav e Pd: Fini ha paura di restare fuori
Terzo Polo e Pdl raggiungono un'intesa su riforma elettorale. Gianfranco spinge per un iter rapido, ma ecco le critiche di Fli...
Il Pdl e il Terzo Polo, rappresentato dal leader dell'Udc, Pierferdinando Casini, hanno raggiunto un'intesa di massima sulla riforma elettorale. In scia a quanto scritto nella nota congiunta tra azzurri e Pdl il giorno precedente, anche l'Udc concorda: "Basta con un parlamento degli eletti". Gianfranco Fini, parte di quel Terzo Polo con il suo Futuro e libertà, in veste di presidente della Camera rimarca la necessità di mettere mano alla legge elettorale e di procedere spediti su questo sentiero. In verità ha paura di restare tagliato fuori. Ed è in questo contesto che sono arrivate le parole polemiche di Carmelo Briguglio, fedelissimo di Fini e vice presidente vicario del gruppo di Fli alla Camera".
"No ai duopoli" - Sul sito di Generazione Italia Briguglio definisce gli incontri sulla legge elettorale "positivi", ma poi sottolinea che una riforma elettorale "non può essere di nessuno e contro nessuno, nemmeno di un duopolio Pdl-Pd che insieme rappresentano esattamente quella vocazione forzatamente maggioritaria che ha portato al collasso delle coalizioni prima del centrosinistra e poi del centrodestra. L'auspicio è che si giunga a una legge elettorale condivisa, che con collegi o preferenza unica, liberalizzi la politica italiana e restituisca al cittadino la libertà di scegliere chi lo deve rappresentare”.
Le critiche a Casini - Le parole di Briguglio assumono una connotazione differente quando a quelle sulla riforma si aggiungno le frasi dedicate a Casini, definito "personalità di esperienza e di prestigio del nuovo polo, al quale siamo pure simpaticamente affezionati", ma che deve essere "il primo a dover comprendere senza che se ne adonti le due o tre cose che in questi giorni gli sono venute da noi, forse con qualche fraintendimento e dispiacere da parte sua". Quindi Briguglio spiega che "nessuno nel Terzo Polo ha la licenza di spingere fuori nessuno dei soci fondatori, leggasi Mpa per chiamarele cose col loro nome".
Fini ha paura? - "La seconda - prosegue Briguglio - è che Casini fa ormai da portavoce del Terzo Polo, quindi anche nostro. Certo ha i titoli politici per farlo e anche la delega da parte del presidente Fini, ma lo deve fare in modo che rappresenti non solo il suo ma anche il nostro mondo e tutti i soggetti che fanno parte del nuovo Polo. Occorrono allora regole comuni, forse una Federazione con una sua governance in cui il leader dell’Udc può anche fare il primus inter pares, ma con simbolo comune o simboli associati, apparizioni televisive e spazi mediatici concordati, con delegazioni equamente composte. La terza, ma non per importanza, è che le elezioni amministrative non possono che essere una ortoprassi per il Terzo Polo e la tesi di partiti in franchising sul territorio rischia di compromettere il progetto del Polo della Nazione". Futuro e Libertà pone dei paletti a Casini: sarà che Gianfranco Fini ha paura di restare tagliato fuori?
Caso Lusi, la sinistra trema
Gli inquirenti vogliono verificare se vi siano state altre appropriazioni illecite dai fondi della Margherita. Prelevare denaro dalle casse del partito era la prassi? Al setaccio tutti documenti contabili. Saranno ascoltati altri parlamentari, tra cui Lusetti e Carra, che contestarono la validità dei rendiconti presentati dal tesoriere. Rutelli: "Avevo piena fiducia in Lusi. Quante volte ho litigato con lui perché si rifiutava di pagare un pony express per una consegna"
Il "caso Lusi" rischia di allargarsi. Gli inquirenti vogliono capire se altri esponenti della Margherita fossero a conoscenza della gestione dei fondi da parte del tesoriere del partito, il senatore del Pd Luigi Lusi.

Il "caso Lusi" rischia di allargarsi. Gli inquirenti vogliono capire se altri esponenti della Margherita fossero a conoscenza della gestione dei fondi da parte del tesoriere del partito, il senatore del Pd Luigi Lusi.
Le indagini proseguono a tutto campo anche se al momento Lusi è l’unico iscritto nelregistro degli indagati. Intanto la procura di Roma ha avviato un nuovo filone di indagine per verificare se vi siano state altre appropriazioni illecite. Per scoprirlo i documenti contabili del partito saranno passati al setaccio.
La procura sentirà altri parlamentari: tra questi Renzo Lusetti, Enzo Carra e tutti gli altri firmatari del ricorso, presentato al tribunale civile di Roma, per impugnare la validità dei rendiconti per il periodo 2009-2010.
I pm vogliono chiarire meglio gli aspetti legati all’appropriazione dei 13 milioni di euro dalle casse della Margherita da parte di Lusi. Il ricorso, com'è noto, era stato presentato per contestare la regolarità dell’approvazione del rendiconto.
Il Pd decide lunedì
Si riuniranno lunedì i garanti del Partito Democratico per decidere quali provvedimenti adottare nei confronti di Lusi, indagato per appropriazione indebita e temporaneamente sospeso dal partito (è stato anche espulso dal gruppo del Pd a Palazzo Madama).
Niente scudo fiscale
Lusi non ha mai usufruito dello scudo fiscale per far rientrare in Italia i soldi. Lo ha detto il difensore del parlamentare, l’avvocato Luca Petrucci. "Il mio assistito - ha riferito l'avvocato - ha spiegato tutto ai magistrati. Ora corrono tante notizie che non corrispondono alla realtà, in particolare che ha usufruito della legge sullo scudo fiscale per far rientrare in Italia i soldi della Margherita o che abbia mai scritto una lettera alla senatrice Finocchiaro con la quale le preannuncia che avrebbero dovuto espellere diversi altri senatori del Pd".
Rutelli: Lusi dottor Jekyll e Mr. Hyde
"La mia onestà personale è la ragione della mia vita e io mi batterò per questo", ha detto Francesco Rutelli aOtto e mezzo, su La7. Poi ha definito il caso Lusi una "vicenda orribileche colpisce e ferisce in modo drammatico, noi e i 9 milioni di elettori della Margherita" che sono giustamente "avvelenati". "Noiavevamo una fiducia piena in Lusi - ha detto ancora Rutelli -. La sua è stata una gestione ultratrasparente. Si è rivelato un dottor Jekyll e mister Hyde".
"È un furto, è evidente" e "quando succedono queste cose è evidente che sei stato fregato, che siamo stati ingannati". Rutelli ribadisce che aveva piena fiducia del suo tesoriere e l'aveva anche nel momento in cui guardava i bilanci della Margherita: "Le discussioni più ripetute con Lusi le ho avute quando lui si rifiutava di pagare un pony per una consegna o litigavo con deputati cui lui negava il rimborso dell'albergo. Era un rompiscatole" dice Rutelli.
Quattro livelli di controllo
Rutelli è un fiume in piena. "Quando mi si dice - come hai fatto a non vedere? - il fatto è che c'è una cultura in cui il capo del partito è anche quello che ha la cassa, mentre la mia è una cultura fatta di passione e così, quando hai instaurato quattro livelli di controllo e succedono queste cose, ti senti fregato". Quattro livelli: i revisori dei conti, il comitato di tesoreria, l'assemblea federale, e il controllo finale della Camera: "Tutti sono stati elusi".
martedì 7 febbraio 2012
Grecia: concluse proteste, no incidenti
Dimostranti hanno bruciato una bandiera tedesca
ATENE, 7 FEB - Si sono concluse senza gravi incidenti le manifestazioni di protesta svoltesi ad Atene contro le nuove misure di austerity richieste al governo ellenico dai rappresentanti della troika. La polizia in assetto antisommossa ha fatto uso di lacrimogeni per respingere i manifestanti che avevano gia' dato alle fiamme una bandiera tedesca e stavano per fare altrettanto con un vessillo recante la svastica nazista.
Domani il Governo greco si riunira' per approvare l'accordo sulle misure di austerita'.
Domani il Governo greco si riunira' per approvare l'accordo sulle misure di austerita'.
domenica 5 febbraio 2012
Caccia ai 223 milioni che la Margherita non trova più
I Dl si sono sciolti da quattro anni, eppure percepiscono ancora i rimborsi elettorali. E Lusi è sempre stato l’unico amministratore dei fondi pubblici
Duecentoventitre milioni di euro, centone più centone meno, in buona parte andati ad un partito che non esiste più dal 2007. Uno zombie ma affamato, la Margherita, sciolta nel dicembre di oltre 4 anni fa per confluire nel Pd, ma ancora viva come partito fittizio percettore di rimborsi pubblici.
Tutti gestiti, fino all'altroieri, proprio dal «Sen. Avv. Luigi Lusi», quello dei 13 milioni sottratti alle casse del partito, senza che nessuno se ne fosse accorto, da Rutelli in giù. I bilanci della Margherita degli ultimi anni sono tutti firmati e certificati da lui, il tesoriere dei novanta bonifici alla sua società TTT srl, della casa da 1,9 milioni in centro a Roma e della villa del '600 a Genzano, dove Lusi risiede, comprati in toto o in parte (il senatore del Pd dice di aver fatto un mutuo per l'acquisto della casa romana) con i fondi della Margherita, cioè del finanziamento pubblico. La domanda è inevitabile: i 223 milioni di euro incassati dal partito di Rutelli negli ultimi dieci anni, sono stati gestiti e spesi con la stessa allegra finanza dal tesoriere Lusi? Nei bilanci della Margherita si trovano risposte parziali, perché le assemblee di approvazione dei rendiconti, specie degli ultimi anni, sono virtuali, i delegati approvano in busta chiusa quello che il tesoriere documenta, com'è successo anche nell'ultima movimentata assemblea della Margherita, nel giugno del 2011. Ma, sorpresa nella sorpresa, pur essendo un partito-zombie, che esiste solo sulla carta, la Margherita virtuale ha un sacco di spese, come se fosse un partito reale. Nell'ultimo bilancio depositato (ovviamente firmato da Lusi) ne leggiamo un bel po': 3.825.809 euro per «spese per attività di comunicazione, informazione e propaganda politica». Ma quale propaganda e comunicazione dovrà mai fare un partito defunto? Mistero. Ma non basta, ci sono 1.634.277 euro di «spese collaboratori, consulenze contabili e amministrative, revisori, legali, notarili e consulenze per riorganizzazione delle strutture». Un milione e mezzo di euro per pagare consulenti della revisione contabile che non si sono accorti della sparizione di 13 milioni di euro? Poi abbiamo 944mila euro circa di «spese viaggi, trasferte, rimborsi spese, automezzi», un gran via vai per un partito che non esiste. Poi la bellezza di 637mila euro per spese postali, fotocopie e spese di rappresentanza (ma quale?). E altri 868mila euro di utenze telefoniche, chissà tra chi visto che la Margherita non ha eletti né militanti. Se si digita www.margheritaonline.it, il sito dell'ex partito ormai defunto, viene fuori una pagina vuota. Eppure il tesoriere Lusi certifica nel bilancio 533.891 euro di «spese per sito internet». Per un sito che non va? Mistero. Poi ci sono le spese per pulizia e manutenzione della sede nazionale della Margherita, «solo» 749mila euro. Ma da chi se la fanno pulire? In tutto, nell'ultimo anno messo a bilancio (2010) ci sono 9,6 milioni di spese. Meno male che, a fronte di tante uscite (anche per un partito fantasma), ci sono i rimborsi pubblici. Partiamo dall'inizio. Le elezioni politiche del 2001 assicurano a Rutelli e Lusi circa 35 milioni di euro in rimborsi elettorali. Il successivo incasso record è per le Europee del 2004: altri 30 milioni di euro. Poi si arriva alle politiche del 2006, dove la Margherita ottiene un buon risultato (Rutelli diventa ministro e vicepremier) che tradotto in euro vale 56 milioni. Dal 2001 fino al suo scioglimento nel 2007, il partito prende complessivamente 159 milioni di euro. Ma con la fine della Margherita nel Pd, non finisce un bel niente. Il partito resta, e restano anche i rimborsi: in totale più di 60 milioni di euro dallo Stato.Solo Rutelli e gli altri dirigenti della ex Margherita, con l'aiuto della banca cui si appoggiano per i depositi del partito, possono rispondere alla domanda inevitabile: è stato sottratto qualcosa da quei 223 milioni di euro versati dallo Stato alla Margherita del tesoriere Lusi?
Luigi Lusi
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L’accusa dell’ex Villari: «Rutelli & C mentono, sanno tutto»
Roma In tanti lo pensano ma non lo dicono, i pm lo sospettano ma fino a prova contraria si accontentano della storiella dell'appropriazione indebita.
Riccardo Villari, senatore ex Pd ora nel gruppo Coesione Nazionale, lo dice invece chiaramente: «Luigi Lusi fa da capro espiatorio, nella ex Margherita sanno come stanno veramente le cose ma tacciono perch´ sono tutti colpevoli».
La sua idea sui 13 milioni di euro sottratti alle casse del partito dall'ex tesoriere all'insaputa di chi avrebbe dovuto controllare e non l'ha fatto, Villari l'affida al Fatto quotidiano. E non ha nulla a che vedere con la versione «ufficiale», quella comoda per molti, secondo la quale Lusi avrebbe usato per s´ tutti quei soldi. Punto e basta. Anche se i conti non tornano, perch´ non è chiaro come avrebbe impiegato l'intera cifra, perch´ per la casa di via Monserrato ha acceso un mutuo di un milione e 900mila euro, perch´ anche considerando i 5 milioni di tasse pagate e i soldi trasferiti nelle società a lui riconducibili il totale è lontano da quello che risulta sparito. E tutti nella ex Margherita, Francesco Rutelli in primis, a giurare che il mega ammanco si sarebbe verificato a loro insaputa. Villari no, non crede che le cose siano andate così. Sostiene di conoscere Lusi e di non ritenerlo affatto uno sprovveduto, perch´ «solo un matto potrebbe fare 90 bonifici da 100mila euro». Alle sue società, per di più. Per il senatore la spiegazione va cercata altrove: «Lusi ha amministrato con il consenso di tutti - dice - e ora il partito lo tratta come un testimone da far sparire». Ecco perch´ tutta questa fretta di cacciarlo. I soldi, poi, avrebbero preso una strada diversa da quella dichiarata. Dice Villari: «Secondo me sono stati spesi in altro modo e questa è tutta una mascheratura. I 13 milioni mancano tutti». Poi l'esponente politico chiama in causa gli ex colleghi, Bianco, Franceschini, Castagnetti, Fioroni, responsabili a suo dire di non aver detto nulla prima e di tacere adesso. E chiede a Marini, agli ex rutelliani e a Gentiloni «se da quando la Margherita si è sciolta qualcuno ha fatto attività politica prendendo soldi da quella cassa per le campagne elettorali».
Anche la Procura vuole rispondere a questo e ad altri interrogativi prima di crocifiggere il solo Lusi. Al più presto la Finanza ultimerà l'acquisizione dei bilanci del partito a partire dal 2008 e le relazioni con cui i revisori diedero l'ok ai resoconti senza segnalare anomalie. In calendario i pm hanno anche la convocazione di altri esponenti della ex Margherita che dovranno spiegare, come è stato già chiamato a fare Arturo Parisi, perch´ nel 2010 non ottennero risposte quando segnalarono delle opacità nel bilancio chiedendo conto di come venissero giustificati quei 3 milioni e 800mila euro di spese per la propaganda politica di un partito che non esisteva più da tre anni. Domani, intanto, l'avvocato Luca Petrucci dovrà depositare in Procura una nuova garanzia per la fidejussione da 5 milioni di euro promessa da Lusi per restituire in parte il maltolto. In caso contrario i magistrati, come chiesto dall'avvocato della Margherita Titta Madia, passeranno al sequestro dei suoi beni.
La sua idea sui 13 milioni di euro sottratti alle casse del partito dall'ex tesoriere all'insaputa di chi avrebbe dovuto controllare e non l'ha fatto, Villari l'affida al Fatto quotidiano. E non ha nulla a che vedere con la versione «ufficiale», quella comoda per molti, secondo la quale Lusi avrebbe usato per s´ tutti quei soldi. Punto e basta. Anche se i conti non tornano, perch´ non è chiaro come avrebbe impiegato l'intera cifra, perch´ per la casa di via Monserrato ha acceso un mutuo di un milione e 900mila euro, perch´ anche considerando i 5 milioni di tasse pagate e i soldi trasferiti nelle società a lui riconducibili il totale è lontano da quello che risulta sparito. E tutti nella ex Margherita, Francesco Rutelli in primis, a giurare che il mega ammanco si sarebbe verificato a loro insaputa. Villari no, non crede che le cose siano andate così. Sostiene di conoscere Lusi e di non ritenerlo affatto uno sprovveduto, perch´ «solo un matto potrebbe fare 90 bonifici da 100mila euro». Alle sue società, per di più. Per il senatore la spiegazione va cercata altrove: «Lusi ha amministrato con il consenso di tutti - dice - e ora il partito lo tratta come un testimone da far sparire». Ecco perch´ tutta questa fretta di cacciarlo. I soldi, poi, avrebbero preso una strada diversa da quella dichiarata. Dice Villari: «Secondo me sono stati spesi in altro modo e questa è tutta una mascheratura. I 13 milioni mancano tutti». Poi l'esponente politico chiama in causa gli ex colleghi, Bianco, Franceschini, Castagnetti, Fioroni, responsabili a suo dire di non aver detto nulla prima e di tacere adesso. E chiede a Marini, agli ex rutelliani e a Gentiloni «se da quando la Margherita si è sciolta qualcuno ha fatto attività politica prendendo soldi da quella cassa per le campagne elettorali».
Anche la Procura vuole rispondere a questo e ad altri interrogativi prima di crocifiggere il solo Lusi. Al più presto la Finanza ultimerà l'acquisizione dei bilanci del partito a partire dal 2008 e le relazioni con cui i revisori diedero l'ok ai resoconti senza segnalare anomalie. In calendario i pm hanno anche la convocazione di altri esponenti della ex Margherita che dovranno spiegare, come è stato già chiamato a fare Arturo Parisi, perch´ nel 2010 non ottennero risposte quando segnalarono delle opacità nel bilancio chiedendo conto di come venissero giustificati quei 3 milioni e 800mila euro di spese per la propaganda politica di un partito che non esisteva più da tre anni. Domani, intanto, l'avvocato Luca Petrucci dovrà depositare in Procura una nuova garanzia per la fidejussione da 5 milioni di euro promessa da Lusi per restituire in parte il maltolto. In caso contrario i magistrati, come chiesto dall'avvocato della Margherita Titta Madia, passeranno al sequestro dei suoi beni.
sabato 4 febbraio 2012
Giudici, pacchia finita Ora chi sbaglia paga
Quando meno te lo aspetti ecco arrivare un voto segreto che introduce la responsabilità civile dei magistrati
Scherzi della politica. Da diciotto anni si cerca di mettere argine all’abuso di potere della magistratura ma niente: nonostante lodi e progetti di legge, non si era mossa foglia.
Ogni tentativo era andato a sbattere sulla casta delle toghe e sui loro alleati politici e mediatici, che avevano il comune obiettivo di abbattere Berlusconi. Ricordate? Toccare i giudici era considerato un attentato alla Costituzione. Poi all’improvviso, quando meno te lo aspetti, cioè ieri, ecco arrivare un voto segreto che introduce la responsabilità civile dei magistrati: chi sbaglia pagherà di persona, come avviene per qualsiasi cittadino lavoratore.
L’idea, cioè l’emendamento, è della Lega, ma coperti dal segreto l’hanno sostenuta in massa a destra come a sinistra. Quei furbetti del governo Monti, per bocca del Guardasigilli, hanno fatto la parte degli indignati perché anche a loro i pm fanno un po’ paura.Prima hanno chiesto al parlamento di votare contro. Poi, smentiti dalla loro maggioranza Pd-Pdl, si sono augurati, sempre per bocca della ministra della Giustizia Severino, che il Senato bocci la legge. I magistrati sono furenti, ovviamente. Traditi pilatescamente dal governo dei professori e da una parte della sinistra che dopo averli usati in chiave antiberlusconiana adesso li scarica. Ma hanno poco da urlare, le toghe.
Non si capisce perché possano essere toccati presunti privilegi di tassisti, benzinai, farmacisti, pensionandi e non i loro. Del resto la Camera non ha fatto altro che accogliere, con 25 anni di ritardo, la volontà degli italiani che in un referendum del 1987 avevano (invano) deciso che i magistrati dovevano pagare personalmente per i loro errori. Ma adesso bisogna andare avanti: intercettazioni e separazione delle carriere sono questioni non più rinviabili. I magistrati dovranno rimpiangere i governi Berlusconi.
giovedì 2 febbraio 2012
Questo è il Bari che vogliamo!
Finalmente il Bari è sceso dalle montagne russe. La vittoria show in casa, a spese del Padova, ha interrotto quella sconfortante alternanza di vittorie in trasferta e sconfitte in casa. Una gran bella vittoria, ottenuta contro una delle formazioni più accreditate del campionato e firmata ancora da due degli artefici della seconda primavera biancorossa: Caputo e Stojan. L’altamurano ed il giovane rumeno, a suon di gol e belle prestazioni, stanno rilanciando la formazione di Torrente che avrebbe potuto avvicinarsi ulteriormente alla zona play-off se non ci fosse stata l’inaspettata vittoria del Varese in casa del Livorno. Il Bari resta così a meno tre dalla sesta sorella ma se dovesse confermare l’ultimo trend ha ottime possibilità di centrare l’aggancio al treno promozione.
Intanto il Bari ha chiuso il calcio mercato di gennaio con l’arrivo del difensore Luis Pedro Cavanda. Il 21enne angolano ma con passaporto belga è un laterale di destra e arriva in prestito dalla Lazio.
Nulla da fare invece per Piovaccari e Larrondo. Il primo non accettato la durata del contratto proposto dal Bari mentre il secondo arriva solo con uno scambio con Caputo sul quale c’è stato l’ovvio rifiuto di mister Torrente. In uscita Sini è andato al Livorno e Salvatore Masiello ha rescisso il contratto per poi firmare con il Torino. Quanto a Ghezzal, interamente biancorosso, il Bari ha dato l’ok per il suo trasferimento dal Cesena al Levante.
Lusi, scandalo nella ex Margherita Rutelli: "Addolorato e infuriato"
Luigi Lusi ha ammesso le proprie responsabilità, ossia di essersi appropriato del denaro attraverso decine di bonifici destinati a se stesso e ad una società a lui riconducibile. E sarebbe pronto a restituire 13 milioni. Bersani: "Pronti ad espellerlo dal Pd". E D'Alema ironizza
Rutelli poverino non sapeva nulla pur avendo la delega sul conto in questione!
Molto probabilmente qualcuno crede che gli Italiani siano dei poveri illusi.
Questa è la classe politica che ci governa, uomini senza dignità, senza morale, palazzinari, forse è proprio il caso di dire: " PARASSITI " si , come lo spot che gira in questo periodo in TV contro l'evasione fiscale.
Una sola parola: " VERGOGNA ".
Camera: salta norma bavaglio al Web
Tolta dalla legge Comunitaria
ROMA, 1 FEB - Salta dalla legge comunitaria la norma, battezzata 'bavaglio al web', secondo la quale un qualunque soggetto interessato avrebbe potuto chiedere al provider la rimozione su internet di informazioni da lui considerate illecite o la disabilitazione dell'accesso alla medesima.
Tre cappuccini e 3 brioches per 25 euro
PISA - Ha ordinato tre cappuccini e tre brioche ed ha dovuto pagare 25,80 euro. Ma subito dopo ha consegnato lo scontrino ad una pattuglia di vigili urbani. I 25,80 euro appena incassati sono costati al barista 'furbetto' una multa da 1000 euro. E' accaduto in un bar nei pressi della stazione gia' sanzionato per condotte simili. Il bar non ha la tabella dei prezzi esposta e per questo e' stato multato. Il barista, secondo quanto appurato dai vigili, prenderebbe di mira gli stranieri che non parlano italiano. Questa volta e' toccato a uno spagnolo in vacanza con moglie e figlio.
Scopre moglie 'hard'su fb,lei lo picchia
Accusa il marito di spiarla, intervengono anche i familiari
(ANSA) - MONTEFIASCONE (VITERBO), 1 FEB - Insospettito dal comportamento della moglie, che di notte si alzava e passava ore davanti al computer, ha piazzato una telecamera e l'ha ripresa mentre si autoscattava foto hard e le 'condivideva' su Fb con il suo amante 'virtuale', molto piu' giovane di lei. Ed e' scoppiato il finimondo, con la donna che ha accusato il marito di spiarla e lo ha picchiato. L' uomo ha denunciato la donna per lesioni.
(ANSA) - MONTEFIASCONE (VITERBO), 1 FEB - Insospettito dal comportamento della moglie, che di notte si alzava e passava ore davanti al computer, ha piazzato una telecamera e l'ha ripresa mentre si autoscattava foto hard e le 'condivideva' su Fb con il suo amante 'virtuale', molto piu' giovane di lei. Ed e' scoppiato il finimondo, con la donna che ha accusato il marito di spiarla e lo ha picchiato. L' uomo ha denunciato la donna per lesioni.
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