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sabato 31 marzo 2012

Mafia, arrestato il boss Vito Roberto Palazzolo

Bangkok, polizia lo blocca in aeroporto


FOTO ANSA
14:18 - La polizia thailandese ha arrestato all'aeroporto di Bangkok Vito Roberto Palazzolo, considerato uno dei boss di Cosa nostra. Da tempo latitante, Palazzolo è stato bloccato grazie a un'operazione dell'Interpol mentre si preparava a lasciare il Paese. In questo momento si trova ancora allo scalo, dove è detenuto.

mercoledì 28 marzo 2012

Lusi, interrogatorio di 6 ore in procura "I vertici della Margherita sapevano"


23:41 - Interrogatorio in procura a Roma per l'ex tesoriere della Margherita, Luigi Lusi, accusato di essersi appropriato di 18-20 milioni di euro dalle casse del partito. "I vertici della Margherita sapevano", avrebbe detto Lusi ai pm che lo hanno sentito per sei ore. "Si vede che qualcuno ha usato la mia carta di credito", ha risposto invece ad una giornalista che chiedeva il suo parere sulla pubblicazione di ricevute e note spese del parlamentare.
"Si è parlato di conti, solo di conti. Ho risposto a tutte le domande dei pm", ha detto l'ex tesoriere della Margherita al termine del lungo interrogatorio al quale è stato sottoposto in procura.

Alla domanda se vi sono state fatte nuove contestazioni il parlamentare ha risposto: "Chiedete ai pm, io ho chiarito tutto". Il difensore Luca Petrucci, ha dichiarato che nel corso dell'atto "è stato definito tutto il quadro" e che Lusi è "sollevato e sereno".

Legale Margherita: "Illogico che i leader sapessero"
"Ritengo del tutto illogico che i leader della Margherita sapessero e approvassero le ruberie ai loro danni". Lo ha detto l'avvocato Titta Madia, legale della Margherita, a proposito di quanto dichiarato ai pm dall'ex tesoriere Luigi Lusi. "Se Lusi ha fatto queste dichiarazioni - ha aggiunto - segue una linea difensiva del tutto irragionevole".

"Al Qaeda ha messo una bomba, vogliono ucciderci". Pilota impazzito, l'aereo atterra in emergenza


"Sembrava proprio come in un film": il commento di un'anonima passeggera e' forse il piu' appropriato per sintetizzare quanto avvenuto a bordo di un aereo di linea della compagnia 'JetBlue' in volo da New York a Las Vegas, costretto a effettuare un atterraggio di emergenza ad Amarillo, in Texas, dopo che il comandante aveva letteralmente dato fuori di testa, il motivo ancora non e' noto, abbandonandosi a smanie ed escandescenze perche' preso dal panico che 'al-Qaeda' volesse abbattere il velivolo. A un certo punto l'uomo e' uscito dalla cabina di pilotaggio per recarsi alla toilette. Dopo pochi istanti e' balzato fuori dall'angusto locale, urlando all'impazzata frasi senza senso: "Iraq, Iran, 'al-Qaeda', terrorismo!", gridava lo scalmanato. "C'e' una bomba a bordo, precipiteremo tutti!". Un paio di steward gli si sono fatti incontro cercando d'immobilizzarlo, ma il comandante e' stato descritto dai presenti come "un tipo grande e grosso", e dunque il tentativo e' fallito.

In tanto parapiglia, fortuna ha voluto che tra i passeggeri ci fossero parecchi addetti di compagnie private che forniscono servizi di sicurezza, diretti a un convegno di categoria a Las Vegas: sei o sette di loro sono entrati in azione e, essendo omoni ancora piu' imponenti del pilota, in pochi istanti sono riusciti a sopraffarlo. Nel frattempo il co-pilota aveva assunto il comando dell'aeromobile, coadiuvato da un collega che si trovava in viaggio per i fatti suoi: per prudenza si sono barricati in cabina chiudendo a chiave il portello e hanno guidato in salvo fino alla pista velivolo e passeggeri, i quali hanno esaltato i due come veri e propri "eroi". Anche perche' si e' poi saputo che gia' durante le ore precedenti il comandante aveva dato segni di squilibrio, e che il suo vice, compresa la situazione, era riuscito a farlo allontanare e abbandonare i comandi per evitare una tragedia. Alla fine tutti illesi e condotti a destinazione tramite un aereo alternativo. Quanto all'esagitato comandante, e' stato subito preso in consegna dalla polizia e ricoverato in ospedale per essere sottoposto a esami

martedì 27 marzo 2012

Riforma del lavoro, Bersani è alle strette: la Cgil e Vendola lanciano l'ultimatum al Pd

Continuano a salire i toni dello scontro sulla riforma del lavoro. La sinistra radicale fa fronte contro i democratici. Dopo la Cgil anche il Sel sul piede di guerra. Vendola lancia un avvertimento a Bersani: "Il Pd voti contro la riforma oppure ci saranno conseguenze...". La Camusso conta proprio sul Pd per modificare il provvedimento: "Il parlamento è sovrano...". Adesso tocca a Bersani decidere con chi stare

Nessuno lo dica a Pier Luigi Bersani e compagni. Che adesso sono tutti concentrati a fuggire per i canyon romani, inseguiti dal solito Willy il Coyote. Fuggono loro, come Beep Beep.
Fuggono, corrono, se la danno a gambe levate. Ma a inseguirli non c'è più nessuno, solo un fantasma di quello che avrebbe potuto essere (e ancora non è mai stato) un centrosinistra moderno e riformista. Gli alleati (quelli che sono tutt'altro che riformisti e moderati) si stanno scocciando. Antonio Di Pietro si dimostra spazientito: non ha digerito la foto twittata che ritrae Bersani con Alfano e Casini a Palazzo Chigi dal premier Mario Monti. E Nichi Vendola ha l'orticaria: per il governatore della Puglia appoggiare la riforma del mercato del lavoro significa tradire gli ideali della sinistra, ma soprattutto significa tradire l'alleanza con il Sel. "Se il Partito democratico cederà sulle modifiche all'articolo 18 - sentenzia Vendola - il centrosinistra andrà a pezzi".

Dalla direzione del Piddì a Roma è uscito un clima da volemose bene, un ritratto da libro Cuore. I più sanno che non è così. I più sanno che le acque sono piuttosto agitate. Sia all'interno del partito sia all'interno della coalizione. Problemi, problemi, problemi. Tutta colpa della riforma del lavoro? Non solo, ma all'aumentare dello spread tra Bersani e la leader della Cgil Susanna Camusso è proporzionalmente incrementata anche la distanza con l'ala più radicale della sinistra. Di Pietro e Vendola scalpitano. A livello locale la foto di Vasto è ancora salda, sebbene in alcuni Comuni il Pd stia tentando anche la strada dell'alleanza con il Terzo Polo. A livello nazionale, invece, la situazione si sta incartando. "Ma di quale riforma del lavoro stiamo parlando? La mia impressione è che la ricetta di questo governo faccia addirittura male all’economia", sbotta Vendola in una intervista al Mattino. Il governatore della Puglia non usa mezzi termini, denuncia la "continuità di stile" tra l'ex ministro Maurizio Sacconi e l'attuale titolare del Welfare Elsa Fornero. "Che riforma è - chiede - questa costruzione che lascia intatta la giungla dei contratti atipici, che rinvia a chissà quando l’introduzione del reddito minimo, che non estende gli ammortizzatori sociali in una fase drammatica di recessione?".

Vendola non nasconde che con il Pd è venuta a crearsi è una evidente differenza di giudizio: "Cambiare l’articolo 18 può essere drammatico. Se nel centrosinistra si contribuisce a stracciare questa bandiera nel nome di una modernità oscena e repellente, possono innescarsi conseguenze molto importanti". L'avvertimento del leader del Sel è netto e non ammette repliche. La leader della Cgil, Susanna Camusso, si dice serena perché conta sulla centralità del parlamento per modificare il provvedimento sul lavoro. Nei giorni scorsi anche Sergio Cofferati aveva fatto sapere che, se dovessero restare le modifiche all'articolo 18, bisognerà votare contro il provvedimento. Pure Rosy Bindi è d'accordo. "Monti è debole con i forti e forte con i deboli", avverte la vicepresidente del Pd. Per il momento, Bersani va avanti sulla sua strada: ieri ha invocato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel tentativo di zittire i ribelli democratici ma non basta a cancellare il nodo sulla riforma del lavoro. In Aula il Pd potrà dimostrare se avrà il coraggio si svincolarsi dalla stretta di Cgil e Sel e appoggiare la riforma del lavoro. Lo scotto da pagare, però, potrebbe essere l'alleanza con Vendola. E su questo il governatore della Pugli è stato chiaro.

domenica 25 marzo 2012

L'addio di Napolitano Lascia da furbetto

Re Giorgio non concede il bis: "Non mi ricandido". Ma la notizia è di gennaio. Così il Colle vuol aiutare Pd e Cgil.
Napolitano si fa da parte. Non si ricandida per un secondo settennato e vedrebbe bene una donna al suo posto. La notizia è stata fatta trapelare in modo inusuale e temporalmente sospetto: una chiacchierata con studenti in visita al Quirinale registrata dalla Rai i primi di gennaio e chissà perché mandata in onda solo ieri, direi proprio ieri, all’indomani del Consiglio dei ministri che ha varato il discusso disegno di legge sulla riforma del lavoro.
Che segnale ha voluto lanciare il Quirinale, e a chi? Perché è fuori dubbio che sulla riforma del lavoro non ce la stanno raccontando giusta, o quantomeno tutta. Il sospetto è che tre ex comunisti, Napolitano, Bersani e Camusso, stiano facendo il gioco delle tre tavolette per rimbambire opinione pubblica e avversari politici. L’urgenza di mettere mano a quel settore appare e scompare in un gioco delle parti ben coordinato e alla fine lo spettatore non sa più dove sia. C’è ma non c’è, carta vince carta perde e intanto il tempo passa. Obiettivo: salvare la sinistra da sicura implosione e possibile estinzione, almeno negli assetti (e nelle persone) che oggi la rappresentano. Perché è ovvio che se Monti avesse fatto quello che aveva in testa (varare la riforma per decreto, cioè renderla immediatamente esecutiva) dalle parti di Bersani ci sarebbe stato un terremoto.

A fermare Monti, e a imporre un lento e farraginoso disegno di legge con la clausola del «salvo intese», è stato il Quirinale che non solo vuole una sinistra unita, ma la sta pure preservando da contraccolpi elettorali ( sia alle imminenti amministrative che, in prospettiva, alle politiche) inevitabili in caso di riforma dell’articolo 18. Attenzioni che certo il Colle non ha avuto col centrodestra quando si è trattato di dare il via libera a un decreto urgente per aumentare le tasse. Qualcuno è andato a piangere sul Colle ed è stato accontentato. La sensazione è che ci sia ancora una volta un arbitro imparziale che ora dice: ragazzi, tranquilli che tanto io tra poco me ne vado. E forse si vuole sottrarre al sospetto, in un momento così delicato, di barattare una sua ricandidatura con favori a destra o a manca. Vedremo, basta che la donna che Napolitano ha in mente per il suo posto non sia la Camusso.

I padroni del barile? Sono invincibili

I petrolieri si accordano sui prezzi per non farsi concorrenza e il Palazzo sta dalla loro parte. Contro di noi
Cose strane, cose arcane, cose da pazzi. Sfogli i giornali e ne trovi mille al dì. L’ultima è di ieri. Il Codacons, famoso per le sue iniziative eccentriche, stavolta forse ne ha azzeccata una giusta.Constatato l’aumento vertiginoso dei prezzi di benzina e gasolio, ha fatto un esposto alla cosiddetta autorità competente, e sono scattati i controlli della Guardia di finanza, che, a ben guardare, potevano scattare anche prima e senza bisogno di stimoli, dato che il rincaro dei carburanti è in atto senza requie dai tempi della conquista imperiale di Addis Abeba.
Il Duce è stato un anticipatore in tutti i campi e detiene ancora molti record. Transeat. È un fatto che le Fiamme gialle sono andate in giro a fare il pieno di qua e di là e si sono accorte di un fenomeno che noi avevamo scoperto da anni: ogni pretesto è buono per ritoccare - rigorosamente verso l’alto - il prezzo dei prodotti petroliferi. Che succederà? Facile indovinare. Niente. I petrolieri, quelli che comprano barili di oro nero, lo raffinano, lo vendono all’ingrosso e ne fissano le tariffe al dettaglio, sono ricchi sfondati. Ci sarà un perché. Quale? Mah! Siccome però siamo dotati di intuito, proviamo ad avanzare ipotesi maliziose.

Essi, i petrolieri, se ne fottono del mercato e non hanno voglia di farsi concorrenza tra loro.Per cui si mettono d’accordo e,da bravi colleghi,decidono all’unisono di alzare i prezzi degli idrocarburi; cosicché il consumatore, a qualsiasi distributore faccia rifornimento, paga la stessa cifra per ogni litro. Questo bel sotterfugio è stato definito dagli esperti in fregature con un’espressione tutt’altro che minacciosa: «Fare cartello». Il cui significato però è sinistro: un modo ingegnoso per svuotare le tasche agli automobilisti che hanno vuoto anche il serbatoio. Ecco spiegato perché i petrolieri sono sempre più ricchi, mentre i cittadini sono sempre più poveri. Non so se il lettore ci abbia fatto caso. Nel dubbio, conviene ricordare un particolare. Quando il prezzo del greggio sale, sale subito e proporzionalmente anche quello del prodotto finito, pronto per l’uso.

Trattasi di collaudato automatismo. Viceversa, quando cala il greggio, cala solo questo: benzina e gasolio col cavolo che costano meno. Perché? Mistero mai svelato, nonostante i tentativi dei soliti esperti di arrampicarsi sugli specchi per convincerci che siamo tonti se non comprendiamo faccende tanto semplici. In effetti sono semplicissime e traducibili in una parola: bidoni. E lo Stato che dice in proposito? Nulla.

Perché partecipa alla spartizione della torta carburanti. E lo fa furbescamente perfino a livello di linguaggio. Per non disgustare gli italiani, già strangolati dal fisco (in materia siamo primatisti mondiali), non osa chiamare tassa l’imposta sui suddetti carburanti; preferisce ricorrere a un sinonimo ignoto alla massa: accisa. Così uno pensa: sarà un obolo che dobbiamo devolvere quale risarcimento a chi è stato «acciso » (ucciso) mentre lavorava alla raffinazione del petrolio, o qualcosa del genere. E paga.

Le accise in effetti uccidono, ma lo fanno con garbo. Ogni litro di benzina, un balzello in costante ascesa. E così il prezzo al pubblico è diventato insostenibile. Adesso è arrivato il Codacons (sembra il nome di un Comune friuliano). Si illude, con la collaborazione della Guardia di finanza, di fare un buco nel petrolio.Ma farà un buco nell’acqua.

I padroni del barile sono invincibili, e lo Stato sta dalla loro parte. Contro di noi.

sabato 24 marzo 2012

Bindi Bechis smaschera la faccia di bronzo Pd: Ecco come Rosy salvò i vitalizi d'oro della Casta

La sera del 14 dicembre i deputati si blindano le pensioni. Qualcuno protesta e la democratica li stronca: "Deligittimate la Camera"

Sapevano di fare una marachella, tanto da averne discusso approfonditamente. Il 14 dicembre scorso i deputati che avevano appena votato il decreto salva-Italia cambiando le regole pensionistiche anche a chi era a un paio di mesi dalla pensione, hanno scelto nel chiuso dell’ufficio di presidenza guidato da Gianfranco Fini che lo stesso identico metodo imposto a tutti gli altri non doveva valere per loro. Dopo la riunione hanno comunicato una sola cosa: che anche i parlamentari come tutti gli italiani dal primo gennaio 2012 avrebbero calcolato con il metodo contributivo la loro pensione, che si chiama vitalizio. Ma è vero solo sulla carta, e sotto c’è un inganno macroscopico. Perché la differenza è abissale: mentre per tutti gli italiani il metodo di calcolo della pensione è cambiato anche a ritroso (dal 2012 chiunque va in pensione la riceverà sulla base dei contributi versati tutta la vita e non su quella dei contributi degli ultimi cinque anni come avveniva con il metodo retributivo), chi oggi è deputato o senatore (come qualsiasi ex non ancora in età da pensione), riceverà il vecchio e generoso vitalizio maturato alla data del 31 dicembre 2011, e in più un integrativo alla pensione calcolato con il metodo contributivo per i restanti 15-16 mesi di legislatura dalla data del primo gennaio 2012.

La riforma Dini - Di fatto i parlamentari si sono applicati furbescamente la riforma di Lamberto Dini del 1995 (che prevedeva un mix retributivo-contributivo) invece della riforma di Elsa Fornero inserita nel decreto salva-Italia. Hanno fatto finta di stringere la cinghia come tutti gli italiani, e invece si sono creati l’unica area di privilegio previdenziale che oggi esiste ancora in tutto il paese. Non si è trattato naturalmente di un errore tecnico, e la prova arriva ora a tre mesi di distanza dalla pubblicazione del resoconto sommario di quella riunione dell’ufficio di presidenza. I deputati si sono scelti di non toccare quanto maturato fino al 31 dicembre 2011, perché hanno considerato il loro un “diritto acquisito”, intangibile, cosa che non hanno riconosciuto a tutti gli altri italiani. In ufficio di presidenza c’è stata pure discussione sul punto, perché ha provato a sottolineare l’anomalia il segretario di presidenza dell’Italia dei Valori, Silvana Mura, che ha chiesto di varare la stessa regola appena approvata per tutti gli altri italiani nel decreto salva-Italia: «Deliberiamo che per tutti coloro che allo stato attuale non percepiscono ancora il vitalizio, il relativo importo sia calcolato esclusivamente sulla base dei contributi versati. Non può valere il principio dei diritti acquisiti». Con la Mura si è schierato il leghista Giacomo Stucchi, ma tutti gli altri li hanno coperti di fischi. La rivolta è stata guidata dal vicepresidente della Camera, Rosy Bindi (che è anche presidente del Pd), che ha stigmatizzato «la posizione di chi sostiene che occorra di fare di più, ritenendo che tale gioco al rialzo finisca per delegittimare la Camera dei deputati e tutti i suoi componenti». La Bindi non si è chiesta dunque se la riforma dei vitalizi era equa e simile a quella delle pensioni imposta a tutti gli italiani, ma ha zittito Lega e Italia dei Valori chiedendo invece a Fini di comunicare «adeguatamente» la mezza riforma approvata «all’opinione pubblica, che è particolarmente attenta a queste tematiche, sottolineando come a tale riforma si sia giunti non tanto per la pressione esterna, ma in conseguenza di una riflessione e di un indirizzo maturato in seno all’istituzione parlamentrare».

La perfidia - Perfida la Bindi ha proposto anche di punire la Mura e Stucchi per la richiesta di pensioni calcolate nello stesso modo di tutti gli altri italiani: «Al fine di assicurare una responsabile coerenza fra le prese di posizione pubbliche e le scelte operate in concreto, propongo di integrare la disciplina in esame con l’inserimento di una clausola che consenta ai singoli deputati di optare per un sistema di calcolo totalmente contributivo del trattamento previdenziale». Insomma: volete tagliarci il vitalizio? E noi lo tagliamo solo a voi che protestate. Applausi di Renzo Lusetti: «Condivido la proposta Bindi che ritengo possa consentire di evitare il prevalere di atteggiamenti demagogici», e alla fine la proposta trappola per Lega e Idv è passata.

di Franco Bechis

Benzina carissima, si muove la Finanza

Carburanti a prezzi record. E la procura di Varese avvia un'indagine innovativa nella quale le compagnie petrolifere vengono assimilate a soggetti incaricati di un pubblico servizio. Così i militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Gdf di Varese si sono recati questa mattina presso le sedi delle principali compagnie petrolifere italiane per acquisire la documentazione necessaria a verificare l'esistenza di eventuali manovre speculative sui prezzi dei prodotti petroliferi. In seguito ad un esposto presentato alla Procura di Varese dall'associazione di consumatori Codacons, riferito a possibili manovre speculative su prodotti petroliferi atte a determinare, indebitamente, il rincaro di benzina e gasolio al dettaglio sul mercato nazionale italiano, il procuratore capo Maurizio Grigo ha incaricato il pm Massimo Politi di eseguire tutti gli accertamenti utili a verificare la sussistenza dell'ipotesi di reato segnalata dal Codacons. In un primo momento la Gdf è stata delegata ad avviare un'attività di tipo conoscitivo per delineare la filiera delle attività che concorrono all'attribuzione dei prezzi del carburante al momento della vendita al dettaglio (determinazione del prezzo internazionale del carburante, il margine lordo dell'industria petrolifera, la tassazione), la ricognizione delle norme e dei provvedimenti che contribuiscono alla formazione dei prezzi e l'individuazione delle sedi legali ed operative delle principali compagnie petrolifere.

Quindi, al fine di approfondire le indagini e valutare se le recenti dinamiche legate all'aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi sono da ricondurre al mero e fisiologico andamento del mercato, oppure sono falsate da comportamenti penalmente illeciti tali da configurare il reato di «manovra speculativa su merci», la Guardia di Finanza ha acquisito presso le sedi legali ed operative delle principali compagnie petrolifere italiane in Roma, Milano e Genova, di tutta la documentazione attinente l'origine e l'andamento dei prezzi dei carburanti e dei motivi delle variazioni in aumento ed in diminuzione, per il periodo dal gennaio 2011 al marzo 2012. Si tratta di un provvedimento innovativo, sotto il profilo dell'inquadramento giuridico, poichè assimila le compagnie petrolifere a soggetti incaricati di un pubblico servizio in quanto l'attività esercitata, rivolta ad un pubblico indeterminato e caratterizzata da un prodotto di essenziale utilità per i cittadini e le imprese, è soggetta a norme di diritto pubblico ed a provvedimenti e interventi da parte dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

lunedì 19 marzo 2012

Esce la biografia di Luigi di Bella, Il figlio: "Verità scomode e censurate"

Il poeta della scienza. Vita del professor Luigi di Bella è la biografia dello scienziato scritta dal figlio Adolfo. Fra le 500 pagine spiccano documenti inediti, dai carteggi con gli scienziati del tempo ai contatti con personaggi celebri, da Jacqueline Kennedy al musicista Jerry Mullighan
Il volume sarà in libreria a fine aprile, in occasione del centenario della nascita del professore. In quasi 500 pagine Di Bella-figlio racconta la vita del padre, un grande medico tanto elogiato, da essere candidato al Nobel, quanto dileggiato per il suo metodo contro il cancro, la terapia Di Bella.
La biografia rivela documenti sconosciuti, dai carteggi con gli scienziati del tempo (Guglielmo Marconi premiò il professore e lo avrebbe voluto al Cnr; il famoso ematologo Edoardo Storti collaborò con lui e gli inviò numerosi pazienti), alle ricerche condotte con Pietro Tullio, candidato al Nobel nel 1930 e al vivo interesse per la sua terapia manifestata dal professore Domenico Campanacci, autore negli anni Cinquanta del famoso “Manuale di patologia medica”.

Accanto alle commoventi lettere dei pazienti guariti, c’è testimonianza dei contatti con entourage di personaggi celebri (nel 1993 Jacqueline Kennedy – che, come re Hussein di Giordania nel 1998 - non fece nemmeno in tempo a iniziare la cura) e di altri vip che intrapresero in extremis la terapia (il musicista Jerry Mullighan). Per alcuni di questi, tuttora in vita, l’autore preferisce rispettare l’anonimato (anche se non mancano riferimenti indiretti eppur eloquenti…). Ci sono prove risalenti ai primi anni Settanta sul farmaco cardine della terapia, la somatostatina, che ne attestano la priorità d’impiego nella terapia dei tumori, grazie al carteggio con l’azienda tedesca Serono, depositaria del brevetto, che fornì al professore i primi campioni. Fino al clamoroso documento, sufficiente da solo a invalidare la sperimentazione ministeriale del 1998, che conferma l’affermazione dello scienziato di non avere mai firmato i relativi protocolli.

Ecco come l’autore ci presenta la biografia che è possibile prenotare a massimilianofranzoni@mattioli1885.com (Mattioli, 480 pagine, 50 fotografie inedite, 28 euro) e il cui ricavato sosterrà l’attività del laboratorio di ricerca Di Bella.

“Mio padre aveva espresso più volte il desiderio di raccogliere in un libro le sue memorie, dedicandolo principalmente ai giovani. La sua aspirazione era fornire loro ragioni di speranza nel futuro e ‘linee guida’ sane, antitetiche a quelle che sembrano dominare la società contemporanea, dato che i giovani sono stati diseredati di ideali e di autonomia di ragionamento e giudizio, oltre che della possibilità di costruire con serenità il loro avvenire. Nel corso dei quarantacinque anni di docenza universitaria ha sempre coniugato l’insegnamento della materia al proposito formativo, forte della consapevolezza di disporre dell’unico strumento efficace per realizzare questa meta: l’esempio personale. Studenti, specializzandi o assistenti lo consideravano il riferimento sul quale basarsi, tutti consapevoli che il suo rigore, l’indisponibilità a compromessi di qualsiasi tipo, un’attività incessante, l’umiltà di fronte ai limiti della conoscenza e della comprensione umana, erano indispensabili per raggiungere elevati livelli professionali. Al rigore si univa sempre una umanità tanto prorompente quanto pudica, fatta di concretezza e non di parole. Tutta la sua esistenza è stata finalizzata al continuo miglioramento di se stesso, a trasformare in realtà quelle potenzialità che ogni individuo ha in misura più o meno ampia. Il ‘messaggio’ lanciato ai giovani è che, con impegno, costanza, senso di sacrificio, si riesce a superare qualsiasi ostacolo e dare un contributo per migliorare un mondo che, oggi specialmente, tende a greggificare tutto e tutti, ed esercitare sull’uomo una tirannia insidiosissima, perché occulta. Questa è stata una delle ragioni per le quali mi sono accinto al lavoro: tentare di realizzare un progetto che la morte gli ha impedito di compiere”.

La biografia vuole rendere giustizia a Luigi Di Bella ma è anche una forma di “ritorsione” verso di chi lo ha contrastato e denigrato?
“Certamente la biografia passa in rassegna tanti episodi di malevolenza dei quali è stato vittima, ma non è da una loro sottolineatura – che non c’è - quanto dalla descrizione del suo operato, che emerge, potente e luminosa, la figura di scienziato e di uomo. Perciò è assente qualsiasi proposito ‘vendicativo’, anzitutto per rispetto della sua memoria (non indulgeva mai a rancorosità o malevolenza, nemmeno nei confronti di autori di bassezze e malvagità); in secondo luogo perché le tare umane emergono autonomamente, senza necessità di esecrazioni. La biografia è quindi una…. biografia, non un libello né una catilinaria. Le pagine del libro coprono novant’anni di vita e di storia, ricomprendono – direi prevalentemente – il calore degli affetti familiari e dei rapporti umani. Su sedici capitoli solo uno si occupa in dettaglio del periodo della maggiore notorietà”.

Ha impiegato sette anni di lavoro...
“La responsabilità che mi stavo assumendo era grande ed altrettanto lo era il timore che affermazioni non supportate da riscontri dimostrabili potessero portare a giudizi opposti a quelli che auspicavo. Inoltre c’erano periodi della vita di mio padre – specie se antecedenti la nascita mia e di mio fratello – sui quali avevo notizie parziali e imprecise che esigevano una ricostruzione ed un compendio realizzabili solo reperendo il materiale necessario. A parte inevitabili ricerche d’archivio, mi sono trovato di fronte ad una quantità di materiale sbalorditiva, che mai avrei immaginato di scoprire: intere casse di documenti e lettere, non poche delle quali dal contenuto clamoroso o emozionante”.

Ad esempio?
“Non credevo ai miei occhi quando ho trovato il primo lavoro pubblicato da mio padre nel 1932. Era studente del second’anno di medicina ed aveva ancora diciannove anni. Il lavoro riguardava l’influenza dei campi elettrici variabili – tema, oggi, di attualità – sui riflessi neuromotori e accanto al suo figurava il nome del Prof. Pietro Tullio, candidato al Nobel nel 1930 e nel 1932. Analogo stupore ed emozione ho provato trovando documenti che testimoniavano dei rapporti con Guglielmo Marconi, che lo avrebbe voluto come ricercatore al CNR, di cui era presidente e che gli conferì un premio. O quando mi sono trovato tra le mani un libro di Chimica Biologica scritto nel 1937, ancora venticinquenne, quando era già docente della stessa materia e di Fisiologia all’Università di Parma. Emozioni diverse, ma non meno intense, quelle provate nel ritrovare copiosissima corrispondenza con colei che sarebbe diventata nostra madre. Vi sono lettere di una bellezza indescrivibile, degne di figurare in un testo letterario.

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Parlo di scritti che risalgono anche agli anni 1930-31. Tutto conservato con la massima cura. Ma noi figli non sapevamo nulla dei riconoscimenti citati e di altri, dei quali chiunque menerebbe legittimamente vanto. Per lui contava solo quello che doveva ancora realizzare, non quanto aveva fatto. Comunque la biografia privilegia la descrizione dell’uomo, del padre, del marito, del docente, e spero di essere riuscito a far ‘assistere’ il lettore, quasi nascosto in un angolino o camminandogli accanto, al succedersi degli eventi della sua esistenza. Per riuscire in questo intento ho cercato di ricreare le immagini della Sicilia che lo aveva visto bambino tormentato dalle privazioni della povertà; della Messina post terremoto nella quale trascorse l’adolescenza e la prima giovinezza. Allo stesso modo in cui, ricorrendo a tante lettere e ai nostri ricordi, ho rievocato l’immenso amore che nutriva per la famiglia, tante scene di vita domestica, i nostri meravigliosi ed intimi Natali, la passione per l’arte, le fatate domeniche pomeriggio, quando con mia madre suonavano intere opere a quattro mani. Sono molti anche gli episodi di spensieratezza, di allegria, di comicità: come succede nella vita di qualsiasi uomo ed in qualsiasi famiglia. Sarei felice se fossi riuscito a far sentire il lettore come un ospite invisibile della nostra casa. Un intimo amico che ha letto la bozza della biografia mi ha detto che non era riuscito a ‘staccarsi’ dal libro fino all’ultima pagina. Per me è stata la gratificazione più grande”.

Il libro documenta anche i rapporti di Luigi Di Bella con gli studiosi e i responsabili degli istituti di ricerca…
“Il materiale documentale esistente consentirebbe di scrivere un’intera biblioteca, non un libro soltanto. Ho dovuto limitarmi alle citazioni più significative, per non annoiare i lettori. Emerge comunque, innegabile, l’altissima considerazione che avevano per lui scienziati di prestigio e fama internazionali, e questo provocherà inevitabilmente molti imbarazzi tra le schiere dei suoi detrattori, anche se non era questo il fine che mi proponevo riportando certe testimonianze”.

Parla anche dei pazienti famosi?
“Ho preferito limitarmi a qualche accenno, ritenendo di essere moralmente vincolato al segreto professionale, anche se, a dire la verità, si è affacciata spesso la tentazione di fare nomi e cognomi di persone che, recuperata vita e salute, sono state colte da crisi di opportunistica smemoratezza. Alcune testimonianze rendono peraltro evidente, pur in modo indiretto, che molti “vip” di ogni settore siano ricorsi a lui. Basterebbe la commovente lettera che ci ha indirizzato Luciano Pavarotti quando abbiamo perduto nostro padre. Non si dichiara che “…il mondo della medicina perde un personaggio unico che per me sarà sempre il vero ed unico vincitore del Premio Nobel”….senza nutrire una stima profonda e senza aver potuto osservare l’efficacia della terapia su amici intimi e colleghi, come accadde al grande artista scomparso”.

La toccante prefazione del libro è scritta da don Alessandro Pronzato, scrittore cattolico prediletto da Papa Wojtyla. È stato lui a definire il professore “poeta della scienza”?
“No, l’idea di questo titolo è stata mia, e don Pronzato l’ha condivisa. In nostro padre era immanente l’idea della bellezza. La bellezza della Sicilia, la sua terra d’origine, della musica, delle arti figurative, della letteratura; ma anche – e direi in primo luogo – di quel mondo misterioso e ‘incantato’ che si schiude ai grandi ricercatori. L’ho sorpreso tante volte con lo sguardo trasognato dopo che aveva decifrato meccanismi e processi fisio-biologici prima sconosciuti, e il termine che ricorreva sempre sulle sue labbra era ‘bellezza’. La stessa bellezza che associava alla bontà, alla gioia di fare del bene, per cui si attuava in lui quella ineguagliabile fusione di bello e buono che costituì uno dei pilastri concettuali del più grande popolo apparso sulla terra, quello degli antichi Greci: il famoso kalòs kai agatòs. Questo vuole significare il titolo. Ma nessuno poteva, meglio di lui, suggellare questi suoi ideali con una frase, scritta nel settembre 2002, presago della fine imminente: “L’animo mi dice che non sono vissuto inutilmente, perché ho fatto del bene ed ho gioito per il bene fatto”.

"La cura Di Bella? Da fare in ospedale"

Achille Norsa, chirurgo dell'ospedale Maggiore di Verona, ha trattato più di 2.000 pazienti con il metodo Di Bellla, ecco cosa dice...
Achille Norsa, specialista in chirurgia generale, toracica e cardiovascolare, ha lavorato alla Divisione di chirurgia toracica all’ospedale Maggiore di Verona dal 1973 al 2004 diventandone dirigente nel 1995. Oggi ha 70 anni, è in pensione ma continua a curare i malati di tumore nel suo studio privato applicando il metodo Di Bella.
Da studente ha frequentato la facoltà di medicina all’università di Modena e i corsi di fisiologia del professor Luigi Di Bella. Otto anni fa è stato vicepresidente della Sibor, la società di bioterapia oncologica razionale nata con l'intento di rilanciare la terapia dibelliana, che, sei anni fa è diventata parte della Fondazione Di Bella. I suoi lavori scientifici sui malati di cancro al polmone sono apparsi sulla rivista Cancer Biotherapy & Radiopharmaceuticals (vol 21, n n° 1, 2006 e vol 22 n° 2, 2007).

“Ho osservato nel tempo, per otto anni, due gruppi di pazienti in fase avanzata al III e IV stadio (alcuni erano stati coinvolti nella sperimentazione del ’98). Il primo gruppo di 28 malati con metastasi a distanze (mediastino, fegato, surrene, cervello e ossa) non aveva fatto né intervento, né radio, né chemio: per loro la Di Bella era cura di ‘prima linea’; il secondo invece aveva seguito diverse terapie, dagli interventi alla radio, alla chemio. La letteratura scientifica rivela che la mediana di sopravvivenza di malati come quelli del primo gruppo è di appena 3,7 mesi, con la terapia Di Bella questo indice di sopravvivenza (la mediana) è diventato di quasi 18 mesi. Ossia, non solo questi pazienti sono sopravvissuti più a lungo ma hanno avuto anche condizioni di vita accettabili. L’altro gruppo, quello composto da malati che avevano fatto chemio e radio, ha avuto la mediana di sopravvivenza di poco più di tre mesi perché le terapie cui sono stati sottoposti hanno danneggiato l’organismo in maniera irreversibile, in questo caso la terapia Di Bella ha soltanto potuto migliorare la loro qualità di vita”.

Lei è un chirurgo che ha scelto di applicare il metodo Di Bella, come mai?
“Nel ‘95 un’amica della mia famiglia, con tumore alla vescica inoperabile, si rivolse a Luigi Di Bella. In un anno guarì. Del mio professore di università conservavo un ottimo ricordo, tutti lo consideravano un genio. Sono andato da lui per cercare di capire, devo ammettere che sono rimasto letteralmente colpito…”

Da cosa?
“Dal razionale scientifico. Il professore mi fece una lezione di un’ora e mezza, mi parve di esser tornato studente.”

Dunque?
“Il professore mi affidò un fascicolo di lavori scientifici. Il fisiologo è uno scienziato puro, che studia il funzionamento di tutti gli organi. Mi sforzai di entrare nell’argomento il più possibile. Per due anni andai da lui a ‘ripetizioni’, mi presentavo alle 6,30 del mattino perchè poi arrivavano i pazienti”.

Quando cominciò a curare i malati con la Di Bella?
“Proprio in quel periodo, dal ’98 al 2004 facevo il chirurgo in ospedale e ai pazienti parlavo di questa cura. Portavo periodicamente da Di Bella le cartelle mediche di chi accettava la terapia”.

Quanti pazienti ha curato?
“A oggi più o meno duemila”.

Di quali tumori?
“Dalle leucemie ai linfomi, ai tumori solidi ma per favore non scriva che venivano curati tutti allo stesso modo. La Di Bella ha un modulo fisso e tantissime varianti, quanti sono i tumori e le stadiazioni”.

D’accordo. Ma i pazienti guarivano?
“Dipendeva dallo stadio della malattia e dal fatto che la Di Bella fosse o meno applicata subito (e non dopo chemio e radio)”.

Qualche esempio?
“Il tumore al polmone al primo stadio, inferiore a tre centimetri, può guarire in due anni senza intervento. Al secondo stadio, quando supera i tre centimetri si può operare e curare. Al terzo e quarto stadio, quando non è più possibile fare l’intervento, suggerisco soltanto la terapia biologica Di Bella. Fra i miei pazienti al primo e secondo stadio il tumore è regredito o si è stabilizzato nel polmone. In alcuni casi il tumore viene incapsulato da una cotenna fibroso-calcifica e quindi ‘sequestrato dall’organismo’ e i pazienti convivono con la malattia conducendo una vita normale”.

Lei curava gratis i pazienti in ospedale con la Di Bella?
“Sì, poi quando hanno cominciato a occuparsene i giornali avevo il reparto bloccato, c’era gente dapperttutto, l’amministrazione mi comunicò che non avrei più potuto occupare gli spazi per consulenze gratuite”.

E si aprì un suo studio. Cura ancora i tumori così? “Certamente, ho riportato anche alcuni casi nel libro ‘La multiterapia biologica razionale dei tumori: il metodo Di Bella (ed. Mattioli)’”.

Chi le manda i pazienti?
“Con il mio portale su internet è tutto più facile (www.achillenorsa.com), arrivano da soli o tramite conoscenze, anche dall’estero…”

Perché negli ospedali nessuno parla di questa terapia, lei pensa che i suoi colleghi sappiano e tacciano?

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“Me lo chiedo anch’io: il medico dovrebbe essere curioso e rivestirsi di umiltà per capire. Conosco anche alcuni giovani disposti a seguire questa linea ma temono l’ostracismo del mondo della sanità”.

Addirittura? Qual è l’ostacolo principale?
“Il dio denaro. Sono le multinazionali che dettano le regole, nessuno si arricchisce con la Di Bella: per curarsi si spendono 15-20 euro al giorno, nei casi in cui c’è bisogno dell’octeotride (un derivato della somatostatina) si arriva a 60 euro al dì. Nulla a confronto di un ciclo di chemioterapia che può costare 50mila euro senza l’indotto (per ciascun malato di cancro lo Stato spende 200mila euro) e comunque…”

Comunque?
“Anche se non è un gran costo, dispiace che siano i pensionati a doversi pagare di tasca propria una cura anticancro”.

Ma la chemioterapia è efficace?
“In 48 anni di ospedale raramente ho visto un tumore solido guarire con la chemioterapia a meno che non sia stato associato l’intervento chirurgico. Le spiego come funziona…”

Prego…
“La chemioterapia ha un’azione di debulking, ossia di riduzione della massa tumorale. Un tumore è liquido per l’80%: chemio e radio diminuiscono la parte liquida del tumore. Però può succedere che l’attività proliferativa del tumore riprenda con più intensità proprio perchè l’ambiente biologico non è in equilibrio dal punto di vista immunitario. Inoltre la radioterapia ha come effetto quello di rendere insensibili le cellule cancerose (quelle sopravvissute) a qualsiasi altra terapia”.

Ma lei che cosa chiede?
“Vorrei che questo metodo fosse applicato negli ospedali. È una cura che funziona anche se non è ancora definitiva. Il professor Di Bella ci ha indicato un binario che andrebbe seguito da chi fa ricerca. Si tratta di un percorso che, come diceva lui stesso, farebbe ‘risparmiare tempo, denaro e vite umane’. E poi vorrei aggiungere un’altra cosa: si è visto che quando la malattia è all’ultimo stadio, la Di Bella allevia le sofferenze rispettando la dignità della persona. Mi creda: non è poco…”.

domenica 18 marzo 2012

Caso Lusi, Rutelli sbrocca con l'Annunziata (In 1/2 ora, 18/03/'12)


Emiliano: "Io fesso per 50 cozze pelose"

Il sindaco di Bari: "Il processo me lo faccio da solo, ma non sono un corrotto"

10:28 - ''Il processo me lo faccio da solo, visto che non sono accusato di alcun reato. Mi processo davanti a tutti per quattro spigole e cinquanta cozze pelose'' e ''mi condanno. Per leggerezza''. ''Ho sbagliato, sono stato un fesso, non certo un corrotto. I Degennaro non hanno avuto favori dalla mia giunta, nulla di nulla''.
E' quanto afferma a Repubblica, il sindaco di Bari, Michele Emiliano che aggiunge:''Non dovevo accettare quel regalo. Però trovo assurdo mettere sullo stesso piano chi intasca tangenti milionarie e chi accetta un pacco natalizio''. Emiliano si dice inoltre ''grato'' ai magistrati poichè ''senza questa inchiesta non mi sarei reso conto di chi sono i Degennaro. Io li consideravo amici e invece mi stavano vicino soltanto per calcolo''.

''Io sono una persona perbene - si difende ancora il Primo cittadino pugliese -, uno che ha lavorato per il bene della sua città''. La sua ascesa politica rischia di essere compromessa dalla vicenda delle cozze e delle spigole? ''A me - replica Emiliano - della carriera politica non importa più niente. Voglio salvare il mio onore. Voglio consegnare ai miei figli un cognome pulito, come io l'ho ricevuto da mio padre''. ''Voglio rimanere fino alla fine - conclude -, sbattere fuori dal Comune di Bari chiunque si sia avvicinato a me per fare i propri affari. Poi potrò passare la mano a qualcun altro: dubito più onesto, magari più furbo''.

venerdì 16 marzo 2012

Per non dimenticare Aldo Moro e la sua scorta Marzo 1978 Rapimento Brigate Rosse Via Fani


Lusi pagò Rutelli: 886 mila € alla fondazione di Cicciobello

L'Espresso rivela: l'ex tesoriere della Marghrita versò al Cfs in media più di 43mila euro al mese dal novembre 2009

Luigi Lusi, in un fuorionda alla trasmissione Servizio Pubblico di Michele Santoro, aveva detto chiaro e tondo: "Qui rischia di crollare tutto il centrosinistra". Le parole dell'ex tesoriere della Margherita, accusato di aver fatto sparire una cifra che oscilla tra i 13 e i 20 milioni di euro, sono state interpretate da più parti come una critica nemmeno troppo velata. Per tutta risposta la Margherita ha deciso di querelarlo: richiesta danni tra i 5 e i 10 milioni di euro. E la palla passa ai magistrati.

I versamenti - Ma l'ex uomo chiave di Francesco Rutelli, segretario dell'allora Margherita, secondo quanto riportato da L'espresso, avrebbe versato alla Fondazione di Rutelli, Centro per il futuro sostenibile (Cfs), 866 mila euro. In media si tratterebbe di più di 43mila euro al mese. Il primo bonifico alla fondazione risale al 13 novembre 2009, quando Rutelli, subito dopo aver strappato con il Partito Democratico, insieme a Bruno Tabacci vuole lanciare Alleanza per l'Italia: ecco che arrivano i primi 48mila euro della Margherita, mentre altri 48mila arriveranno a gennaio 2010.

Lo statuto - Secondo quanto scrive L'Espresso, ad ottorbe Lusi versa alla fondazione altri 140mila euro, 145mila a novembre e quindi altri 140mila il 17 dicembre del 2011. Altri soldi arrivano nei primi giorni del 2011: il primo febbraio dalle casse del partito che non esiste più arrivano altri 145mila euro, mentre nel mese di luglio, con due distinti versamenti, ne arrivano altri 200mila. L'Espresso fa poi notare come tutti i versamenti siano, spesso di poco, inferiori alla soglia dei 150mila euro: lo Statuto della Margherita, nel comma 7, delle sue "Disposizioni finali" prevede che durante la fase di costituzione del Pd "gli atti di straordinaria amministrazione e quelli di ordinaria amministrazione di importo superiore a 150.000 euro sono adottati congiuntamente dal Tesoriere (Lusi, ndr) e dal Presidente del Comitato Federale di Tesorieria".

mercoledì 14 marzo 2012

Nuovo scandalo al Pirellone. Corruzione, indagato il consigliere regionale del Pdl, Angelo Gianmario


I Carabinieri di Milano sono stati questa mattina per circa tre ore negli uffici del Pdl al consiglio regionale della Lombardia, dove avrebbero acquisito documenti. Lo si e' appreso da fonti del Pirellone, anche se non e' chiaro su quale inchiesta stiano facendo luce i militari. l consigliere regionale del Pdl, Angelo Giammario, risulta indagato per corruzione e finanziamento illecito ai partiti. Il suo ufficio nella sede della Regione e' stato perquisito per circa tre ore, questa mattina dai carabinieri del Noe. All'alba, invece, i militari erano stati nell'abitazione di Giammario, che è vicepresidente della commissione Ambiente e protezione civile e componente della commissione Sanità. Da quanto è trapelato, nell'inchiesta ci sarebbero altri indagati.

LA DICHIARAZIONE AD AFFARITALIANI.IT-1/ Il senatore Mario Mantovani, coordinatore regionale del Pdl, in una dichiarazione a caldo ad Affaritaliani.it commenta il caso delle indagini a carico di Gianmario. "E' doveroso avere la massima fiducia nella giustizia, che faccia il suo corso. Rapidamente ed efficacemente. Spero peraltro - spiega Mantovani - che Gianmario possa dimostrare la propria estraneità rispetto alle accuse. Certo, tutti questi indagati a distanza così ravvicinata qualche dubbio lo fanno venire... Che stiano con il cronometro in mano?"


LA DICHIARAZIONE AD AFFARITALIANI.IT-2/ Stefano Zamponi, leader dell'Idv e consigliere regionale, preannuncia ad Affaritaliani.it altri scandali: "L'avevo pronosticato ieri che non sarebbe finita. E non è finita qui. Il sistema di potere che si è creato intorno a Formigoni dopo quasi vent'anni ininterrotti di governo della Regione Lombardia ha fatto perdere il senso della legalità a più di una persona". Tuttavia lei ha stretto la mano a Boni... "Il rispetto della legalità, la denuncia della corruzione e l'attacco alla cattiva amministrazione non fanno venir meno la buona educazione".
Da quanto si e' saputo, nell'inchiesta che oggi ha portato i carabinieri del Noe a perquisire gli uffici di Giammario ci sarebbero altri indagati. L'indagine e' coordinata dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo ed e' stata affidata al pm Giordano Baggio. Pare che la vicenda non sia legata a quelle per cui sono indagati il presidente del Consiglio regionale Davide Boni e l'ex assessore Nicoli Cristiani.

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A GIANMARIO MAZZETTA DA 10MILA EURO - Avrebbe intascato una mazzetta da 10mila il consigliere regionale e vice presidente della commissione Ambiente Angelo Giammario, a cui ne sarebbero stati promessi in tutto 30mila. A versare e a promettere la tangente, secondo quanto trapela in merito all'ipotesi di reato contestata nell'avviso di garanzia notificato in occasione della perquisizione, sarebbero stati il florovivaista Achille Baronchelli, amministratore unico della Baronchelli srl; Nicola Di Rosario, vice presidente del consorzio Stabile Litta, entrambi già coinvolti nell'inchiesta di Monza come promotori di un'associazione per delinquere finalizzata a plurime turbative d'asta, e Fulvio Saldini, già presidente di Assofloro Lombardia. I tre imprenditori avrebbero inoltre versato 5mila euro di mazzetta al presunto intermediario Gianmauro Nigretti.

L'indagine del pubblico ministero Ernesto Baggio, che ha visto la notifica di un avviso di garanzia al consigliere regionale del Pdl,è legata a un'inchiesta della procura di Monza su presunti appalti irregolari. Il fascicolo di Monza è stato aperto nel 2009 e la notifica dell'avviso di garanzia a Giammario riguarda uno stralcio dell'inchiesta trasmesso a Milano per competenza territoriale, perché le ipotesi di reato contestate al consigliere si sarebbero consumate a Milano.

P.S.
Questo articolo è stato pubblicato Mercoledì, 14 marzo 2012 - 13:00:00 da http://affaritaliani.libero.it/milano/regione-carabinieri-uffici-pdl140312.html?refresh_ce

martedì 13 marzo 2012

Fisco/ Il Garante della privacy attacca i controlli. La Corte dei Conti: "Troppe tasse per onesti"

"La richiesta sempre piu' massiccia da parte delle strutture pubbliche, che combattono la lotta all'evasione o le illiceita' nei settori della previdenza e dell'assistenza sociale, di poter accedere ai dati personali dei cittadini" e la possibilita' per queste strutture, stabilita per legge, "di ricevere alcune informazioni indipendentemente da ogni indagine, sia pure solo preliminare, nei confronti degli interessati" sono "strappi forti allo Stato di diritto e al concetto di cittadino che ne e' alla radice". Cosi' il presidente del Garante per la protezione dei dati personali, Francesco Pizzetti, nel corso della sua relazione alla presentazione del volume 'Sette anni di protezione dati in Italia'.

"E' proprio dei sudditi essere considerati dei potenziali mariuoli - ha proseguito il Garante - e' proprio dello Stato non democratico pensare che i propri cittadini siano tutti possibili violatori delle leggi. In uno Stato democratico il cittadino ha il diritto di essere rispettato fino a che non violi le leggi, non di essere un sospettato a priori. Per questo e' importante che si consideri questa una fase di emergenza dalla quale uscire al piu' presto. Se cosi' non fosse - ha constato Pizzetti - anche lo spread fra democrazia italiana e democrazie occidentali sarebbe destinato a crescere".

Per queste ragioni, il presidente uscente dell'Authority ha lanciato un monito "perche' vediamo che e' in atto, a ogni livello dell'amministrazione, e specialmente in ambito locale, una spinta al controllo e all'acquisizione di informazioni sui comportamenti dei cittadini che cresce di giorno in giorno.

Un fenomeno che, unito all'amministrazione digitale, a una concezione potenzialmente illimitata dell'open data e all'invocazione della trasparenza declinata come diritto di ogni cittadino a conoscere tutto, puo' condurre a fenomeni di controllo sociale di dimensioni spaventose. Dunque attenzione - ha ammonito - attenzione alle liste dei buoni e dei cattivi, attenzione ai bollini di qualunque colore siano. Le vie dell'inferno - ha concluso - sono lastricate di buone intenzioni".

Manco a farlo apposta però, nello stesso giorno sono arrivate le parole della Corte dei Conti che ha riportato in primo piano il problema dell'evasione fiscale. "Ci avviamo verso una pressione fiscale superiore al 45% del prodotto, un livello che ha pochi confronti nel mondo". E' la valutazione fatta dal presidente Luigi Giampaolino, durante un'audizione in commissione Bilancio della Camera. "Se a cio' si aggiunge che le stime piu' accreditate ipotizzano un livello di evasione fiscale dell'ordine del 10-12% del prodotto - ha aggiunto Giampaolino - ne consegue che il nostro sistema e' disegnato in modo tale da far gravare un carico tributario sui contribuenti fedeli sicuramente eccessivo".

lunedì 12 marzo 2012

Una poltrona tira l'altra: Monti sarà Re d'Europa?

L'indiscrezione di 'Le Monde': il premier italiano verso la presidenza dell'Eurogruppo. Nessun commento dall'entourage del presidente

Mario Monti alla guida dell’Eurogruppo al posto del lussemburghese Jean-Claude Juncker? A diffondere la voce è stato il quotidiano francese Le Monde, secondo il quale il premier italiano sarebbe stato "discretamente sondato" dal presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy. Le Monde ritiene Monti una personalità "in grado di riconciliare i due campi", il nord con il sud dell'Europa, i Paesi falchi del rigore con quelli più indebitati. E il quotidiano riporta anche il commento di un diplomatico di alto rango che preferisce mantenere l'anonimato: "Questo sarebbe un buon compromesso. Monti sa parlare ai francesi come ai tedeschi, ed è egualmente molto ascoltato fuori dall'eurozona". Per Monti una poltrona tira l'altra: dopo l'abbandono della Bocconi per insediarsi a Palazzo Chigi pepara il salto verso il trono europeo?

No comment - L'entourage del permier ha preferito non commentare, un silenzio sospetto. Secondo quanto scrive Le Monde in una corrispondenza da Bruxelles, Monti potrebbe parlare della questione proprio con Juncker in occasione dell'Eurogruppo che sta per iniziare. E anche l'incontro con la cancelliera Angela Merkel, in agenda per domani, martedì 13 febbraio a Roma, potrebbe essere un'occasione per il professore per parlare del suo futuro.

L'endorsment - Le Monde prosegue poi nel ritratto idilliaco del premier italiano: "Molto apprezzato in tutta l'Europa" dopo avere preso il posto del dimissionario Silvio Berlusconi alla guida del governo italiano, "Monti potrebbe esitare a cumulare così tante responsabilità almeno fino alle prossime elezioni legislative nel 2013. A quel punto, alcuni non escludono di vedere un prolungamento del mandato di Juncker", in scadenza il prossimo 17 luglio.

Ipotesi finlandese - Fino a questo momento, nella corsa alla successione del lussemburghese, l'unico nome che è stato snocciolato è quello del premier finlandese ed ex ministro delle Finanze, Jyrki Katainen, alla testa di uno dei soli quattro Paesi dell'eurozona che possono ancora vantare la fatidica tripla A sul debito sovrano. La voce su Katainen è stata anche confermata dal ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schauble, che ha spiegato come i finlandesi "sono forse nella posizione migliore per esprimere dei candidati".

I Paesi del sud contrari - Ma l'ipotesi di un finlandese a capo dell'Eurogruppo viene vista con enorme scetticismo dai Paesi del sud Europa, poiché fin dagli albori della crisi Helskinki è stata tra le capitali più intransigenti nei confronti dei Paesi in difficoltà. Ed è in questo contesto, dove comunque per i Paesi del sud Europa risulta difficile esprimere un candidato proprio, che fa capolino il nome di Monti: premier sì di uno dei Paesi in maggiore difficoltà, ma anche personaggio stimatissimo a livello Europeo e che viene associato a livello internazionale al nuovo corso italiano, ossia alle politiche di austerity.

Scontro Francia - Germania - Sullo sfondo di questo scontro restano la fretta tedesca di chiudere la corsa alla successione di Juncker (Berlino vuole risolvere il rebus entro la fine di marzo) e la volontà francese ad affrontare la questione nel bel mezzo della campagna elettorale per le presidenziali. Il rischio è quello di rinviare la nomina a due posti importanti oggetto di un accordo tra Parigi e Berlino: quella dI Yves Mersch, attuale governatore della Banca centrale lussemburghese favorito ad entrare nel board della Bce, e quella del francese Français Philippe de Fontaine Vive alla presidenza della Bers.

Sentenza rivoluzionaria: giuridicamente inesistente una multa via raccomandata

Giudice: “Le tasse arrivate per posta non sono valide”
Abbiamo rispolverato sentenze risalenti addirittura al 2009. Di seguito dettagli, fonti e commenti che dimostrano come Equitalia sia stata battuta dai cittadini in cause legali singole e isolate e condannata, quindi, dalla Magistratura. Casi singoli, ma esemplari che comportano precedenti importanti da impugnare in azioni collettive (class actions).

Di seguito un estratto da un articolo de “Il Giornale” risalente al 2010 con all’interno fonti e commenti a corollario e sentenze originali scaricabili in PDF.

Con una sentenza rivoluzionaria il giudice tributario dichiara giuridicamente inesistente una multa via raccomandata. Risultato: tutte le notifiche eseguite da Equitalia sarebbero nulle. E i consumatori preparano già una valanga di ricorsi.

Lancia in resta le associazioni di consumatori sono già partite all’attacco. Tra le mani un piccolo tesoro, carte che potrebbero fare la felicità di decine di contribuenti.

ATTENZIONE – Fonti ricercate, incrociate e verificate ineditamente dalla redazione di Pensare Liberi News. Nei commenti della redazione ulteriori dettagli.
Commissione Tributaria Provinciale di Milano (PDF Sent. CTP di Milano n.75/26/11)
Inoltre:
Commissione Tributaria Provinciale di Parma n.40/01/10
Commissione Tributaria Regionale di Roma n. 82/21/09
Giudice di Pace di Campi Salentina n.559/10
Si tratta infatti di una sentenza emessa dalla Commissione Tributaria regionale della Lombardia che ha dichiarato «giuridicamente inesistente» una multa di 9mila euro perché «notificata solo dai dipendenti di Equitalia a mezzo posta». Tale modalità di notifica, infatti, se non effettuata da soggetti abilitati, secondo i giudici lombardi, non produce effetti nei confronti dei contribuenti (in pratica è come se la cartella, l’avviso di intimazione di pagamento o l’ipoteca non fossero mai stati notificati).

Tutto ciò deriva da un attento esame delle norme che riguardano la notifica degli atti esattoriali in generale e di quella a mezzo posta in particolare. La vicenda nasce da un ricorso presentato da un contribuente che dopo una verifica agli uffici dell’Esatri era venuto a conoscenza di dover pagare la bellezza di 9.153 euro relativa a Iva del 2003 comprensiva di sanzioni. Il contribuente sosteneva di non aver mai ricevuto la comunicazione, Equitalia con la ricevuta di ritorno alla mano diceva al contrario di aver spedito la raccomandata che era stata ritirata dal custode dello stabile sostenendo che «la notifica può essere eseguita anche mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento». Non così invece per la XXII Commissione Tributaria che, nella sentenza elenca, individuandoli in maniera tassativa, «gli unici soggetti legittimati alla notifica della cartella, ossia: gli ufficiali della riscossione, i messi comunali, gli agenti della polizia municipale altri soggetti sempre opportunamente autorizzati dal Concessionario», ma mai quest’ultimo «direttamente», a mezzo di propri dipendenti.

Una sentenza che rimbalzata alle orecchie delle associazioni dei consumatori ha già riempito i siti web di «petizioni popolari» e minacce di class action. «Al di fuori dai casi previsti espressamente dalla legge, tutte le notifiche per posta sono da ritenersi inesistenti poiché effettuate da soggetti non appositamente abilitati, spiega l’avvocato Matteo Sances esperto di Diritto tributario e legale della Libera Associazione Consumatori Europei- Inutile dire che tale interpretazione della norma potrebbe portare ad effetti sorprendenti per i contribuenti “morosi”, in quanto non solo avrebbero la possibilità di contestare vecchie cartelle pervenute per posta ma, trattandosi di notifiche “giuridicamente inesistenti”, è come se le somme non fossero mai state richieste, con tutte le conseguenze derivanti da una eventuale prescrizione di vecchi crediti vantati dal Concessionario». Bocciato dalla Commissione Tributaria anche l’invito di Equitalia a una sanatoria. «La sanatoria si potrebbe fare per una atto nullo – spiegano i giudici – ma non per atti dichiarati giuridicamente inesistenti». In campo sono scese anche Sos Fisco e Cartellesattioriali.it due associazioni di consumatori che hanno proposto una petizione popolare. «Sappiamo di cittadini e imprese ridotte sul lastrico a seguito di fermi, ipoteche e pignoramenti portate avanti da Equitalia sulla base di cartelle esattoriali sconosciute – dicono – Per questo siamo impegnati in una battaglia di civiltà volta a sensibilizzare il ministero delle Finanze e il Parlamento affinché si comprenda la necessità di far allegare alle ipoteche e ai pignoramenti inviati da Equitalia almeno copia delle relate di notifica delle cartelle esattoriali per le quali si agisce, in modo da evitare almeno gli errori più grossolani».

Questo articolo è stato pubblicato da Pensare Liberi News informazioni al servizio del cambiamento http://pensareliberi.com/

Blitz GdF in Valtellina e Valchiavenna

Controllati esercizi commerciali, uno su 5 non dava scontrini

SONDRIO, 12 MAR - Blitz della GdF di Sondrio nel weekend, a caccia di commercianti che non emettono scontrini e ricevute fiscali. Nella serata di ieri la Gdf ha diffuso il bilancio dei controlli effettuati nelle principali localita' sciistiche di Valtellina e Valchiavenna, come Bormio, Livigno e Madesimo. I controlli hanno riguardato anche ristoranti, pizzerie, bar, pasticcerie e negozi delle cittadine non turistiche. Un commerciante su 5 di quelli controllati, e'stato multato per non aver emesso lo scontrino.
Quindi non solo al sud non si emettono scontrini, la malattia è generale, buona giornata a tutti!!!

domenica 11 marzo 2012

Vasco Rossi, a fine mese il nuovo cd. Protagoniste le donne dei suoi brani rock

Albachiara, Susanna, Silvia, Incredibile Romantica, Anima Fragile, Jenny è pazza, Brava Giulia, Laura, Gabri, Sally, Un Senso: questa la tracklist non ufficiale che circola in rete. L'album intitolato L'altra metà del cielo anticiperebbe di un paio di giorni il debutto alla Scala di Milano dell’omonimo balletto firmato dal cantautore di Zocca

Sul web non si parla d’altro, eppure lo staff del Komandante non ha ancora confermato la notizia. Il 27 marzo potrebbe uscire nei negozi il nuovo album di Vasco Rossi, L’altra metà del cielo, appena un paio di giorni prima del debutto alla Scala di Milano dell’omonimo balletto in quattro atti firmato dal cantautore di Zocca, autore di musiche e libretto. Un disco intitolato come lo spettacolo in scena il 31 marzo prossimo, che raccoglie i ritratti delle protagoniste più amate delle sue canzoni, da Sally a Jenny è pazza, da Albachiara a Gabry. La scaletta, come la data di lancio, non è tuttora stata resa nota ma i milioni di fan del Blasco sono già al lavoro per scoprire quanti più dettagli possibile e, sebbene non confermata, pare che la tracklist conterrà tutte le canzoni dell’omonimo balletto.
Albachiara, Susanna, Silvia, Incredibile Romantica, Anima Fragile, Jenny e’ Pazza , Brava, Brava Giulia, Laura, Delusa, Gabri, Sally, Un Senso. Questa è la tracklist non ufficiale che circola sulla rete. Lanciata dal portale vrlive.it, il primo a diffondere la data del 27 marzo, la notizia sta velocemente dilagando, riecheggia in tantissime pagine online con dettagli e supposizioni più o meno approfondite sulle caratteristiche dell’ultimo lavoro di Vasco Rossi. Legato a doppio filo alla drammaturgia del balletto che andrà in scena tra un paio di settimane.

Dodici brani per dodici racconti, volti, figure. Dal palcoscenico all’album, dodici ragazze nella comunione tra musica e danza si trasformano, acquistano sicurezza, si disinibiscono e diventano un’altra persona. Più forte, consapevole, meno innocente. Sul libretto teatrale pubblicato da Vasco sulla sua pagina Facebook si parla di cambiamenti e, grazie alla musica, le ragazze cresceranno. Musiche ricantate e riarrangiate per il nuovo album dall’orchestra del maestro Celso Valli, la firma storica degli arrangiamenti più importanti del repertorio degli ultimi 15 anni di Vasco.

Le protagoniste delle celebri canzoni del rocker di Zocca “acquisteranno nomi diversi che ne determineranno carattere e destino, e saranno rappresentate da canzoni diverse – si legge sul libretto, che ha già conquistato quasi 6.000 ‘mi piace’ – Albachiara diventerà Jenny (è pazza) che si ritira nel silenzio e nel sonno, tradita dai suoi sogni e dalle sue illusioni, stanca della vita e offesa dalla realtà. Susanna diverrà Sally. Una donna consapevole e sola, orgogliosa e delusa, ma sempre indomita”.

Una scaletta destinata a sfondare, di nuovo, le classifiche nazionali e internazionali tanto che, seppure la data di uscita sia ancora una notizia clandestina, il cd è già in vendita in molti portali musicali di tutto il mondo. Sul sito Jpc.de, L’altra metà del cielo è addirittura inserito con copertina e prezzo. Pronto a essere acquistato.

“L’album è ormai prossimo a finire sotto la luce dei riflettori” scrivono i fans trepidanti, nell’attesa di ricevere conferme ufficiali dallo staff del Kom o da Vasco stesso, magari su Facebook. Diffondendo le tracce, formulando ipotesi e chiedendo a gran voce il nuovo lavoro del cantante autore di Bollicine, uno dei 100 migliori dischi più belli di sempre, secondo la classifica stilata dalla rivista Rolling Stones.

A un anno esatto dall’uscita di Vivere o niente, nei negozi il 28 marzo 2011, L’altra metà del cielo potrebbe quindi anticipare il debutto del balletto coreografato dall’americana Martha Clarke, già sold out per la prima serata. Senza però cogliere di sorpresa i ragazzi del Kom, sintonizzati sulle pagine dei fan club che hanno promesso aggiornamenti entro i prossimi giorni. “Vasco è ritornato alla grande” esulta la rete, indirettamente rassicurata sulla salute del cantante dalla notizia che è già al lavoro. Lontano sembra lo spettro della malattia per il suo pubblico, pronto ad acquistare il nuovo album.

Preannunciato, secondo i fans, dal video che circola sulla rete, un’anteprima definita dal Komandante stesso che l’ha pubblicata,‘abusiva’. Tanto che già si parla di strategie di marketing e pubblicità.

“Ogni tanto Vasco Rossi ne combina una delle sue e così cosa ha pensato di fare stavolta? – scrive il portale di musica seriemusic.it, linkando il video diffuso proprio dal rocker di Zocca sul suo profilo – Pubblicare sulla sua pagina Facebook un’anteprima che lui ha definito “abusiva” di quello che dovrebbe essere il nuovo singolo, L’altra metà del cielo. Chissà cosa ne pensano alla sua casa discografica, ma è probabile che sia tutto calcolato”.

Un’operazione, quella del rocker, per spianare il terreno al lancio dell’album, quindi, o solo per regalare un assaggio dello spettacolo presto sul prestigioso palco della Scala di Milano?

Gli squadristi rossi sprangano chi sta al fianco dei marò

Devastato da cinquanta teppisti dei centri sociali un gazebo a Torino che raccoglieva firme per i nostri militari prigionieri

Centri sociali alla riscossa per colpire dei ragazzi che chiedono solidarietà per altri ragazzi. Autonomi che picchiano con le catene, mentre gridano in giro i loro slogan pacifista, in una via del centro di Torino. È successo ieri pomeriggio: nella centrale via Garibaldi, nel pieno dello shopping del sabato, una quindicina di militanti della Giovane Italia e di Azione Studentesca hanno allestito un gazebo, con un banchetto, per raccogliere firme per la liberazione dei marò in India. Qualcuno si ferma, i ragazzi distribuiscono volantini. «A qualche metro di distanza abbiamo visto che si stavano radunando per una delle continue manifestazioni No Tav», racconta Gabriele Assenzi, responsabile cittadino della Giovane Italia e lì presente. Improvvisamente una cinquantina di persone cominciano a dirigersi vero il gazebo, qualcuno tiene in mano catene e cinghie.

«Il banchetto doveva sensibilizzare i passanti sull’importanza di ritrovare un senso di unità nazionale nei confronti dei soprusi che l’India sta compiendo contro il nostro Paese», dichiara il responsabile provinciale di Azione Studentesca Enrico Forzese, «e invece è diventato lo sfogo dei soliti banditi dei centri sociali». Il gruppo si scaglia con violenza contro il banchetto e i ragazzi riuniti lì intorno. Volano insulti e soprattutto pugni e calci. «Hanno sfasciato tutto», spiega Assenzi, «e uno dei nostri ha ricevuto un colpo all’occhio, tanto che poi lo abbiamo dovuto accompagnare all’ospedale». La gente che passa è allibita, cerca di mettersi in mezzo, si aiutare gli aggrediti. C’è chi urla: «Basta, è ora di finirla, qui non si può più vivere». I teppisti, dopo aver buttato all’aria tutto, se ne vanno via, correndo, chi verso il gruppone No Tav, chi perdendosi tra le vie del centro. «Noi comunque ne abbiamo riconosciuti almeno una decina e li abbiamo già denunciati ai carabinieri. Sono alcuni esponenti della Consulta Provinciale degli Studenti e altri esponenti storici dei centri sociali e dei collettivi universitari. Già abbiamo avuto modo di conoscerli in altre manifestazioni... E’ inaccettabile che studenti si comportino così: chiediamo che la vice presidente dell’ufficio di presidenza della Consulta, presente al blitz, rassegni le immediate dimissioni e le pubbliche scuse per un atto così vergognoso».

Viene spontaneo pensare che i violenti che si infiltrano nei vari movimenti di protesta hanno la responsabilità primaria di queste azioni, ma che che certi atteggiamenti di alcune amministrazioni locali possono soffiare sul fuoco di questa violenza e finire per alimentare, indirettamente, un clima di intolleranza. Per esempio, quel che succede a Milano, dove la maggioranza di sinistra non ha dato il permesso di far mettere sulla facciata di Palazzo Marino lo striscione che chieda la liberazione dei due militari. Anche se adesso Pisapia sembra fare retromarcia. «È ora di passare dalle parole e dagli striscioni ai fatti», ha affermato il sindaco di Milano. E sul manifesto Pisapia ha rimandato la questione a domani: «Ne discuteremo in aula lunedì, dopo che mi sarò confrontato con il console indiano a Milano».

sabato 10 marzo 2012

Politica estera tutti i pasticci di Monti & C.

Dai marò al caso Urru fino al blitz in Nigeria, il mese nero della Farnesina. L'Italia in politica estera conta zero
















il mese nero della Farnesina targata Giulio Terzi. Un mese da dimenticare, che si è aperto con l'arresto dei due marò ostaggi dell'India dallo scorso 15 febbraio, è proseguito con le notizie sulla liberazione poi smentita della cooperante Rossella Urru rapita in Algeria, e quindi con l'uccissione in Nigeria dell'ingegnere italiano Franco Lamolinara. Tre faccende che spingono a pensare che l'Italia in politica estera conti in questa fase meno di zero. Monti dice infatti di aver saputo del blitz inglese in Nigeria solo a cose fatte e la farnesina ha mostrato più imbarazzo che indignazione nei confronti degli inglesi, tanto che ancora ieri mattina sul sito della Farnesina non compariva alcuna notizia sull'uccisione di Lamolinara nè alcuna dichiarazione in proposito del ministro terzi.
Sul caso Urru, prima è comparsa la notizia della liberazione della cooperante, poi la Farnesina ha smentito e poi non ha più detto nulla, dimostrando di non avere la situazione sotto controllo della situazione. Quanto ai marò, il sottosegretario De Mistura è in India da settimane e lo stesso terzi si è fatto vedere da quelle parti. Risultato? Aspettiamo ancora il ritorno dei due militari italiano.

La Sgrena condanna i marò? Per salvarla pagammo 4,6 mln

La giornalista rapita in Iraq critica con i militari. Dimentica che per la sua liberazione ci fu un riscatto. E che un poliziotto è morto


Ricordate Giuliana Sgrena? La giornalista del Manifesto, rapita ai primi di febbraio del 2004 in Iraq e liberata un mese dopo grazie al sacrificio del funzionario del Sismi Nicola Calipari, non ha speso una sola parola per la scarcerazione dei due militari italiani prigionieri in India. Anzi, alla fine di febbraio ha scritto un articolo in cui sostiene la tesi secondo cui "un successo della nostra diplomazia potrebbe tradursi in impunità". La Sgrena è sicura della loro colpevolezza. Ma dimentica che Massimiliano Latorre e Salvatore Girone si trovano in cella per aver svolto il loro dovere, perché lo Stato li aveva mandati da quelle parti. Non una parola per la loro scarcerazione, per farli rientrare a casa. Per lei la versione della polizia indiana vale più di quella della nostra Marina, non ritiene che la diplomazia italiana sarebbe dovuta intervenire in modo più energico per ottenere la scarcerazione dei due militari. Eppure, per la sua liberazione, l'Italia ha pagato sei milioni di dollari (4,6 milioni di euro) . La diplomazia ha sempre negato il versamento di denaro per la Sgrena e anche per Simona Pari e Simona Torretta, ma il Times ha smentito l'ufficialità dimostrando il pagamento. E poi Giuliana dimentica un altro particolare che però è tutt'altro che secondario: per la sua liberazione ha perso la vita un uomo in divisa, il funzionario dei Sismi Nicola Calipari.
La Sgrena dovrebbe solo vergognarsi per la sue dichiarazioni. VERGOGNA!!!

mercoledì 7 marzo 2012

Alfano, sgarbo a Mario: salta vertice giustizia

Premier annulla il tavolo dopo il rifiuto di Angelino a prendere parte ai lavori: "Pare il vecchio teatrino della politica"

Angelino Alfano diserta il vertice di Palazzo chigi, previsto per mercoledì sera, con il premier Mario Monti e i leader di Pd, Pier Luigi Bresani, e del Terzo Polo, Pier Ferdinando Casini. L'annuncio è stato dato dallo stesso segretario del Pdl ai microfoni del Tg5. Alfano ha poi sottolineato che la decisione non pregiudica la fiducia del Pdl nei confronti del governo. Il Pdl non toglie l'appoggio all'esecutivo tecnico guidato dal professor Monti, ma il segnale lanciato da Alfano è molto chiaro, una sorta di ultimatum affinché l'agenda del governo cambi, e cambi in fretta. E il premier ha immediatamente preso atto del messaggio che gli è stato recapitato dal Pdl: l'incontro di mercoledì sera è stato annullato. La decisione, secondo quanto si è appreso da fonti parlamentari, è stata presa dopo la decisione di Alfano di non prendere parte al vertice di Palazzo Chigi, che è stato rimandato a data da destinarsi.
Rai e Giustizia - Il motivo del 'gran rifiuto' di Alfano a prendere parte al vertice appare con evidenza in un post pubblicato su Facebook dal segretario poco prima di parlare ai microfoni Mediaset. "A leggere i giornali pare che stasera con Monti si parlerà solo di Giustizia e Rai...e pensare che credevamo che la priorità del Paese fosse l'economia, lo sviluppo, la crescita. Forse ci eravamo sbagliati". E forse, a quel tavolo a Palazzo Chigi, gli argomenti sarebbero stati proprio soltanto Giustizia e Rai, e non quella riforma del lavoro e degli ammortizzatori sociali schizzata in cima alle priorità del Pdl. Gli azzurri, che accordano il loro sostegno al governo tecnico, non hanno inoltre intenzione di discutere e di mediare sulla riforma della giustizia con il Partito Democratico: le parti sono troppo distanti.

"Vecchio teatrino della politica" - Alfano, sempre ai microfoni del Tg5, ha sottolineato: "Se mi devo incontrare con i colleghi segretari per soddisfare sete di poltrone Rai oppure per far restare unito Bersani con Di Pietro e Vendola con la foto di Vasto, parlando di giustizia, mi pare che sarebbe un vecchio teatrino della politica, e a questo mi sottraggo. Non ci andrò da Monti perché mi pare di capire che lì si voglia parlare di Rai e di giustizia, e forse ci eravamo sbagliati nel credere che i problemi degli italiani fossero la crescita, lo sviluppo economico e l'economia".

Battisti ci sfotte dal mare: "Non mi pento di nulla"

L'ex terrorista rosso dal Brasile concede un'intervista a Paris Match. "Lasciatemi stare, quella stagione è finita"

L'ex terrorista dei Pac, Cesare Battisti torna a far parlare di sè. Questa volta Battisti, condannato all'ergastolo per aver commesso quattro omicidi in concorso durante gli Anni di Piombo, si concede un'intervista a Paris Match per presentare l'ultima sua "fatica" letteraria, "Face au mur" (Faccia al muro). Come da prassi non mancano invettive contro l'Italia e la sua giustizia, colpevole di dire un sacco di menzogne su di lui. "Lo stato ha bisogno di pulirsi la coscienza e di riscrivere la storia. Tutti i giorni i gionali italiani mi trattano da assassino e terrorista". Battisti è solito a sparate del genere. L'ultima in ordine cronologico è stata l'intervista concessa alle Iene, in cui l'ex terrorista chiedeva al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di riaprire il processo dove è stato riconosciuto colpevole.

Lasciatemi tranquillo - Cesare Battisti non conosce vergogna. Nega fatti accertati e rifiuta categoricamente di assumersi qualsiasi responsabilità di quanto accaduto nei famigerati Anni di Piombo. "Dovrebbero lasciarmi stare, quella stagione è finita. Io non mi pento di nulla" attacca Battisti che inoltre racconta i motivi che lo spinsero ad evadere dal carcere di Frosinone nel 1981 per fuggire poi in Francia, dove, grazie alla dottrina Mitterand, potè vivere indisturbato per decenni. "Quando i francesi parlano di me mi definiscono ex-militante politico, non terrorista. Mi hanno permesso di rifarmi una vita". Peccato che coloro che sono stati uccisi durante quei tragici anni, una vita non hanno più potuto rifarsela.

Confermata la stangata Iva Costerà 350 euro a famiglia

I tecnici alzano bandiera bianca: non è stata trovata un'alternativa al balzello. Associazioni dei consumatori in rivolta


Nulla da fare: la stangata sull'Iva arriverà dal prossimo 1° ottobre. Il balzello che porterà l'Imposta sul valore aggiunto al 23% era prevista già dalla cosiddetta manovra salva-Italia, e il viceministro dell'Economia, Vittorio Grilli, nel corso della trasmissione Ballarò di martedì sera, ha detto chiaro e tondo che non si farà retromarcia. Il governo non ha individuato misure alternative per ottenere il gettito che deriverà dall'aumento dell'Iva, che così, puntuale, scatterà il prossimo inverno. La notizia ha subito innescato le proteste delle associazioni dei consumatori.

Codacons: "Ammazza l'Italia" - "Il Governo Monti non si accontenta di risanare i conti azzerando il deficit, ma vuole abbattere il debito anche a costo di ammazzare l'Italia e gli italiani". Così in una nota di fuoco il Codacons, che definisce il balzello sull'Iva una scelta "sciagurata, anche in considerazione del fatto che debito e deficit sono sempre considerati in rapporto al Pil e che non potrà esserci crescita nel nostro Paese se il Governo, già obbligato a ridurre la spesa pubblica, va ad incidere anche sui consumi già in calo, ossia su una componente fondamentale della domanda". Il Codacons sottolinea poi come "il governo si è dimenticato della denuncia della Corte dei Conti che per l'iva ha evidenziato un tax gap superiore al 36%, di gran lunga il più elevato tra i grandi Paesi europei". Quindi le stime: secondo l'associazione, con il balzo dell'Iva al 23%, per la famiglia media Istat da 2,5 componenti, la stangata sarebbe su base annua di 352 euro, "limitandosi a calcolare il solo effetto diretto, senza cioè arrotondamenti dei prezzi". Per una famiglia di tre persone la tassa schizzerebbe a 418 euro, sempre senza arrotondamenti. "Incassi però - conclude il Condacons - che sarebbero ben inferiori a quelli che si otterrebbero se il Governo recuperasse anche solo il 10% dell'evasione denunciata dalla Corte dei Conti".

Cia: "Un duro colpo" - Quindi la denuncia della Cia, che spiega che l'aumento dell'Iva "sarà un nuovo duro colpo per i consumi alimentari e di conseguenza si avranno ulteriori problemi per i produttori agricoli". E' netta la contrarietà della Confederazione italiana agricoltori al provvedimento: "Già il settore agroalimentare vive una fase molto complessa. Lo scorso anno i consumi hanno subito una decisa frenata (meno 1,3%). La crisi economica, il calo del potere d'acquisto e il minore reddito disponibile hanno costretto quattro famiglie su dieci a 'tagliarè il carrello della spesa alimentare", sottolinea l'organizzazione agricola. E ancora: "Il carrello della spesa alimentare nel 2011 è cambiato e sono diminuiti i consumi a tavola di alcuni prodotti, tra cui carne, frutta, verdura, latte fresco. Di riflesso l'incremento dell'Iva farà sentire i suoi effetti sulle imprese agricole che operano in contesto difficile, con costi in forte crescita (caro-gasolio e aumenti contribuitivi) e con la prospettiva del nuovo gravoso onere dell'Imu sui fabbricarti rurali e sui terreni agricoli". Di qui l'esigenza, conclude la Cia, che "il governo riveda queste misure che non favoriscono certo lo sviluppo, ma rischiano di aggravare ulteriormente al situazione economica del Paese".

Codacons: "Effetti depressivi" - Per ultimo il grido di dolore della Coldiretti, secondo la quale l'aumento dell'Iva costerà agli italiani oltre un miliardo soltanto per le spese alimentari. Secondo l'analisi della Coldiretti un aumento del 2% delle aliquote Iva del 10 per cento e del 21 per cento, applicate a numerosi prodotti alimentari, "non mancherà di determinare ulteriori effetti depressivi sulla spesa per i generi alimentari che nel 2011 sono calati dell' 1,3 per cento secondo l'Istat". L'aumento dell'iva dal 21 al 23 per cento colpirebbe alcuni prodotti di largo consumo come l'acqua minerale, la birra e il vino ma anche specialità come i tartufi mentre a quello dal 10 al 12 per cento sono interessati dalla carne al pesce, dallo yogurt alle uova ma anche il riso, il miele e lo zucchero.

martedì 6 marzo 2012

Marò in carcere in India L'Italia: "E' inaccettabile"

Il Tribunale indiano sui due militari italiani: "Nessuna indulgenza". La Farnesina: "Non stiano con i criminali comuni". Terzi: "Massima tutela"
















Si sono aperte le porte del carcere indiano per Massimo Latorre e Salvatore Girone i due marò italiani accusati di aver ucciso due pescatori indiani. Il giudice distrettuale di Kollam, A K Gopakumar, ha deciso il trasferimento immediato nella prigione centrale Trivandrum dei due fucilieri del San Marco disponendo il fermo giudiziario per 14 giorni. Dal 20 febbraio i due militari erano sotto la custodia della polizia, nella guest house di Kochi e poi di Kollam. Adesso Mario Monti deve fare di tutto per tirare fuori i nostri militari, basta con la linea attendista.

Difesa inascoltata - La Corte ha respinto la richiesta dei legali affinchè venisse concesso ai due militari uno status privilegiato, ma ha però raccomandato che vengano rinchiusi lontano dagli altri carcerati, che siano assistiti da un punto di vista sanitario e che possano ricevere visite per un’ora al giorno, tra le 10 e le 11 di mattina. Ai due fucilieri verrà anche servito cibo italiano durante tutta la loro permanenza in carcere che potrebbe arrivare a tre mesi. Nelle prossime ore, tra oggi e domani, dovrebbe anche concludersi la perizia balistica a cui assistono i due esperti del Ros, arrivati dall’Italia. Il sottosegretario agli Esteri, Staffan De Mistura, si è detto soddisfatto della loro presenza, anche se solo come 'osservatori silenziosì: "Sono lì con la capacità di osservazione e la possibilità di verificare che tutto ciò che accade sia trasparente", ha spiegato. Intanto il governo italiano continua il suo paziente lavoro di tessitura diplomatica e De Mistura oggi è tornato a New Delhi per incontrare le autorità indiane, sottolineando che Latorre e Girone "non possono e non debbono essere detenuti in una prigione per detenuti comuni".

Italia: "Inaccettabile" - L’Italia considera "inaccettabile" che i due marò sotto accusa per la morte dei pescatori indiani siano detenuti in carcere e chiede che sia fatto "ogni sforzo per reperire prontamente strutture e condizioni di permanenza idonee" per i due militari. E’ questo il messaggio che il segretario generale della Farnesina, Giampiero Massolo, ha trasmesso all’incaricato d’affari indiano a Roma, Saurabh Kumar, nel corso di un colloquio al ministero degli Esteri.

"Massima assistenza" - Il ministro degli Esteri Giulio Terzi di Santagata assicura che il governo è impegnato nella ricerca di soluzioni per i due marò, ai quali continuerà a garantire "massima tutela ed assistenza". In particolare, spiega una nota della Farnesina, "Terzi ha illustrato le iniziative da lui stesso attuate durante la visita, i costanti sforzi del sottosegretario De Mistura e delle nostre autorità diplomatico-consolari, e l'attività del gruppo interministeriale di esperti inviati dai dicasteri degli Esteri, Difesa e Giustizia".

Nessuna indulgenza - Il clima comunque in Kerala resta teso. A dare il senso dell’atmosfera, un acceso dibattito nel Parlamento regionale, dove il premier Oommen Chandy, uomo del partito del Congresso di Sonia Gandhi, si è scontrato sul caso dei marò con la coalizione di opposizione Left Democratic Front. Quest’ultima ha accusato il primo ministro di non saper garantire l’incolumità dei pescatori e di riservare ai due fucilieri italiani un trattamento da "ospiti" di un albergo a "5 stelle". "Non vi sarà indulgenza" per i due marò, ha ribattuto Chandy, pur senza riuscire a impedire che l’opposizione abbandonasse l’aula. L'esecutivo di Chandi si regge su una maggioranza risicata, 71 a 68 deputati, e tra poco vi saranno le elezioni suppletive per la poltrona di un deputato di maggioranza, morto di recente.

Liberata la cooperante Urru Scambio con uomo Al Qaeda

Confermata dalla questura di Oristano la notizia del sito web di Al Jazeera: la cooperante rapita a dicembre è stata liberata.

Questura di Oristano ha confermato la notizia riportata dal sito web di Al Jazeera: la cooperante italiana Rossella Urru è stata liberata. Il rilascio sarebbe stato fatto dopo uno scambio con un detenuto, Abdurrahmane Wald Emido. Fonti da Nuakchot in Mauritania svelano che insieme alla nostra operatrice umanitaria è stato liberato anche il cittadino mautitanese rapito nell'ottobre scorso a Tindouf in Algeria, in cambio della liberazione di un loro uomo arrestato dopo l'accaduto. Anche alcuni familiari di Rossella hanno confermato la notizia della liberazione. Uno zio della ragazza ha riferito che i carabinieri del paese stanno cercando di raggiungere il padre di Rossella Urru, uscito questa mattina presto per andare in campagna, senza il cellulare. A Samugheo si respira un clima di grande contentezza. Secondo l'agenzia di stampa mauritana 'Agence Nouakchott d'information' Rossella Urru è attesa nel pomeriggio a Bamako, capitale del Mali. I contorni della liberazione, secondo l'Ani non sono conosciuti. Sempre secondo l'agenzia mauritana, decisivo sarebbe stato il ruolo svolto da Margherita Boniver, inviata dal governo per seguire la vicenda.

Rossella Urru, cooperante sarda di 29 anni e coordinatrice del Cisp (Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli) per progetti nei campi dei rifugiati in Saharawi, era stata rapita tra il 22 e il 23 ottobre nel sud dell’Algeria assieme a due colleghi spagnoli. Il sequestro è stato rivendicato dal Movimento Unito per la jiahad in Africa, un gruppo di separatisti di Al Qaeda. La notizia della sua liberazioneè stata accolta con gioia su Facebook. Appena è stato diffuso l'annuncio della sua liberazione, la notizia è stata pubblicata sui gruppi nati dopo il suo rapimento. Sono bastati pochi istanti e la bacheca del gruppo 'Liberate Rossella Urru' è stata invasa da messaggi di entusiasmo per la notizia della liberazione: si va da commenti tipo "oggi è una giornata meravigliosa" a "oggi è un grande giorno per tutti". "È il caso di dire: 'hip hip URRUUUÙ!!!!!!"'. È il post, invece, con il quale Fiorello su Twitter commenta la notizia del rilascio di Rossella. Lo showman nei giorni scorsi aveva lanciato un appello sul social network chiedendo la liberazione della Urru.

Annunziata Fegiz contro la giornalista "Brutta persona, repellente a tutti i livelli"

Il critico musicale attacca la polemica di Lucia sull'ipocrisia dei funerali a Dalla "premiato" perché non aveva fatto outing
















Il critico musicale e firma storica del Corriere della Sera, Mario Luzzato Fegiz, va giù duro contro l'intervento di Lucia Annunziata sull'omosessualità di Lucio Dalla. Scrive: "Non ho mai amato Lucia Annunziata, un equivoco storico come giornalista. Quando dirigeva il TG 3 andava in bagno scalza, perché lasciava le scarpe sotto la scrivania. Una vera signora. Con i giornalisti maschi usava un linguaggio da caserma. Ma il suo vero limite è sempre stata la sintassi, la scarsa conoscenza dell'italiano. E il carisma televisivo di una verza". Un attacco durissimo del giornalista che confessa di avere addirittura tifato per Silvio Berlusconio quando "La mandò a quel paese per la sua arroganza formale. "La sua polemica sull'ipocrisia dei funerali a Dalla (premiato secondo lei perchè non aveva mai fatto outing) e il tirar fuori la storia della sua omosessualità è una cosa vergognosa. Chiunque ha diritto, finchè non viola la legge, di fare quello che vuole". E poi una condiserazione sull'opportunità del suo intervento proprio il giorno dell'addio all'amatissimo Lucio Dalla. "La gente deve fare outing? Solo gli omosessuali o anche chi si masturba? Ma per favore! Che brutta persona la Annunziata, repellente a tutti i livelli. Bene ha fatto Bernardo Boschi, il confessore di Dalla a dichiarare: «La Chiesa condanna il peccato, non il peccatore quando questi fa un certo cammino. Questi soloni che imperversano, dicendo che la Chiesa è ipocrita non sanno niente della Chiesa».

Caro-Benzina nuovo record Ora tocca i 2 euro al litro

La media nazionale oltre 1,83 sulla benzina e a ridosso di 1,76 per il diesel. Verde sotto quota 1,8 euro solo in Veneto e Lombardia

Ancora record per i prezzi dei carburanti in Italia dove si registrano quasi 2 euro al litro per la benzina. Secondo quanto emerge dal monitoraggio di quotidianoenergia.it in un campione di stazioni di servizio che rappresenta la situazione nazionale per Check-Up Prezzi QE, si registra un maxiaumento di IP (+4 cent euro/litro) sulla benzina e prezzi raccomandati che proseguono i rialzi anche con Eni (+0,7 sulla verde e +0,4 sul diesel; il market leader nel giro di poco più di 15 giorni ha messo mano ai prezzi con rincari rispettivamente di 3,8 e 2,4 cent) ed Esso (1 centesimo su entrambi i prodotti). Prezzi praticati sul territorio quindi in inevitabile salita con la media nazionale oltre 1,83 sulla benzina e a ridosso di 1,76 per il diesel mentre le punte ormai vedono al Centro la verde oltre 1,93 euro e il diesel a un passo da 1,80. Quanto ai prezzi medi regionali, la benzina è ancora sotto quota 1,8 euro/litro solo in Veneto (1,797 euro/litro) e in Lombardia (1,799 euro/litro). La media ha superato quota 1,9 euro/litro nelle Marche (1,902 euro/litro). Quanto al diesel, nella provincia autonoma di Bolzano la media si attesta a 1,79 euro/litro.

lunedì 5 marzo 2012

Lucio Dalla: "compleanno d'addio", poi l'ultimo saluto ai colli


Bologna, 4 mar. - Un addio, se possibile ancora piu' doloroso, nel giorno del suo compleanno, reso celebre da una delle sue tante struggenti canzoni: Bologna si e' fermata per l'ultimo saluto a Lucio Dalla, che oggi avrebbe compiuto 69 anni, e che ora riposa nel cimitero della Certosa vicino alla madre. Lunghi applausi hanno scandito il passaggio del feretro dalla camera ardente allestita nel cortile d'onore di palazzo D'Accursio - che ha visto in un giorno e mezzo di apertura l'omaggio di circa 50.000 persone - a piazza Maggiore, la sua 'Piazza Grande', per poi entrare nella basilica di San Petronio, dove sono stati celebrati i funerali. Presente sotto le Due Torri tutto il mondo della canzone italiana: da Morandi ai Pooh, da Ligabue a Roberto Vecchioni, da Gigi D'Alessio a Eros Ramazzotti, a Jovanotti, Ornella Vanoni, Renato Zero, Luca Carboni, Gianluca Grignani, solo per citarne alcuni perche' l'elenco sarebbe davvero troppo lungo (in chiesa, tra gli altri vip, c'era anche il presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo). Per il ricordo, e' stata scelta la testimonianza dell'amico e dell'artista piu' vicino a Dalla, Marco Alemanno: il giovane, dopo aver recitato la canzone "Le Rondini" ha ripercorso il suo legame personale ed artistico con il cantautore bolognese concludendo con la voce rotta dal pianto "assieme a voi oggi posso dirgli grazie". Niente canzoni del cantautore, solo una messa struggente cantata, in una basilica di San Petronio, come ha ricordato il celebrante Monsignor Gabriele Cavina, provicario generale della Diocesi di Bologna, "oggi troppo piccola per contenere l'affetto dei bolognesi".
"Buon compleanno, Lucio" ha esordito nell'omelia il confessore di Lucio Dalla, il francescano padre Bernardo Boschi. L'ultimo saluto a Lucio Dalla arriva dai colli bolognesi. Questa era la sua volonta'. Lo stesso fece, infatti, con la scomparsa della madre, quando chiese di 'dirottare' il carro funebre per arrivare Bologna dall'alto e disse: "quando tocchera' a me - rivelano i suoi amici piu' cari - vorro' fare lo stesso percorso". E cosi' e' stato. Il carro funebre, dopo aver lasciato la Basilica di San Petronio, al termine dei funerali, ha deviato su Via Castiglione Alta, una strada panoramica sui colli di Bologna e Via San Mamolo, prima di giungere al cimitero. Accanto alla bara, gli amici carissimi Marco Alemanno, Ron e l'artista Stefano Cantaroni, autore del dipinto 'Ultima cena' esposto nel cortile di Palazzo D'Accursio durante la camera ardente. La bara di Lucio e' stata introdotta in un tombino a muro poco distante dalla tomba della madre Jole e del padre Giuseppe al primo piano del cimitero della Certosa. .
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