La sua semplicità ed il suo sorriso smagliante la contraddistingue da tutti e tutto !!! Semplicemente Meravigliosa!!!
lunedì 30 gennaio 2012
Bar Refaeli la super modella... la più bella del mondo!!!
La sua semplicità ed il suo sorriso smagliante la contraddistingue da tutti e tutto !!! Semplicemente Meravigliosa!!!
Intervista a Bar Refaeli, la sua vita, le sue opinioni
In barba a certe foto stellari dei rotocalchi, Bar Refaeli, 26 anni, è bella come lo sono le dottoresse, le archeologhe o magari le biologhe marine. Donne vere insomma, il cui sguardo e i movimenti sono consapevolezza e curiosità insieme. Ad incontrarla dopo la registrazione del Chiambretti sunday show (ieri sera alle 21,25 su Italia 1), dove è stata invitata perché considerata la modella più bella del mondo, colpisce per la spontaneità oltreché per la figura statuaria. E si capisce che è la verità della sua bellezza, che disattende la moda della magrezza per la gioia, a farne una bellissima.
Il 27 è stato il Giorno della memoria, che cosa significa per lei, un'israeliana?
«I miei nonni hanno vissuto l'Olocausto e trovo importante che tutti impariamo dalla Storia e ricordiamo chi abbiamo perso e chi è sopravvissuto».
«I miei nonni hanno vissuto l'Olocausto e trovo importante che tutti impariamo dalla Storia e ricordiamo chi abbiamo perso e chi è sopravvissuto».
Lei non ha fatto il servizio militare obbligatorio e questo ha destato polemiche in Israele. Pensa sia un'usanza antiquata?
«Purtroppo è ancora necessaria. Avrei voluto farlo, ma mi sono sposata e da moglie non sono più stata obbligata, poi ho divorziato. In ogni caso, il servizio militare è importante non in sé ma perché educa».
«Purtroppo è ancora necessaria. Avrei voluto farlo, ma mi sono sposata e da moglie non sono più stata obbligata, poi ho divorziato. In ogni caso, il servizio militare è importante non in sé ma perché educa».
Che cosa pensa di Israele? Che cosa le piace della sua nazione?
Visto che ci sono cresciuta lì, è il mio posto preferito. Penso che la gente non colga l'essenza di Israele, ma è un posto pieno di storia, divertimento e bel tempo».
Visto che ci sono cresciuta lì, è il mio posto preferito. Penso che la gente non colga l'essenza di Israele, ma è un posto pieno di storia, divertimento e bel tempo».
Dove vive ora?
A Londra. Viaggio sempre ed è comodo per me stare lì.
A Londra. Viaggio sempre ed è comodo per me stare lì.
Qual è la sua giornata tipo?
«Quando non lavoro sto con la mia famiglia e i miei amici. La sera facciamo giochi di società per stare insieme».
«Quando non lavoro sto con la mia famiglia e i miei amici. La sera facciamo giochi di società per stare insieme».
La sua caratteristica sembra la naturalezza: è una top ma pare una ragazza normale, l'anti Kate Moss. Ne è consapevole?
«Mia madre mi ha insegnato a essere me stessa. Quindi piaccio a chi piaccio e se non piaccio pazienza. È anche divertente avere qualcuno che ti detesta. Poi, se non fossi me stessa, non sarei contenta di avere successo per ciò che non sono».
«Mia madre mi ha insegnato a essere me stessa. Quindi piaccio a chi piaccio e se non piaccio pazienza. È anche divertente avere qualcuno che ti detesta. Poi, se non fossi me stessa, non sarei contenta di avere successo per ciò che non sono».
C'è qualcosa che la fa sentire diversa dalle altre donne?
«Ognuno è differente. Non solo io. Bar significa ragazzo selvaggio, io sono un po' maschiaccio».
«Ognuno è differente. Non solo io. Bar significa ragazzo selvaggio, io sono un po' maschiaccio».
Quando è stata in vacanza l'ultima volta?
«A Natale. Sono stata in Brasile e in Uruguay. Punta del Este è un posto veramente magico».
«A Natale. Sono stata in Brasile e in Uruguay. Punta del Este è un posto veramente magico».
E dell'Italia che le piace?
«Il cibo, la gente. Ogni città ha un'atmosfera diversa. Mi dispiace di come gli italiani siano stati presi in giro per la disavventura della nave: io sono israeliana e so bene che le persone non vanno giudicate dalla nazionalità».
«Il cibo, la gente. Ogni città ha un'atmosfera diversa. Mi dispiace di come gli italiani siano stati presi in giro per la disavventura della nave: io sono israeliana e so bene che le persone non vanno giudicate dalla nazionalità».
Come si fa ad essere una top model e non una modella qualsiasi?
«È una combinazione di lavoro duro e fortuna».
«È una combinazione di lavoro duro e fortuna».
Cambierà un po' il suo lavoro o farà ancora a lungo solo la modella?
«Credo che sarò sempre nel campo della moda. Ho appena lanciato il mio marchio e nel 2012 mi aspettano tanti viaggi, ma spero di diventare presto mamma».
«Credo che sarò sempre nel campo della moda. Ho appena lanciato il mio marchio e nel 2012 mi aspettano tanti viaggi, ma spero di diventare presto mamma».
È fidanzata?
«No, sono completamente libera».
«No, sono completamente libera».
Di solito non parla del suo ex fidanzato, Leonardo DiCaprio. Perché?
«E ... ancora non lo farò».
«E ... ancora non lo farò».
Ha visto il film J. Edgar in cui lui è protagonista?
«Non ancora ma presto sì».
«Non ancora ma presto sì».
Lei ha frequentato anche il figlio di Sarkozy e pare che Carla Bruni si sia ingelosita per uno sguardo di troppo di papà Nicolas, il presidente francese, nei suoi confronti».
«Penso che all'Eliseo non m'inviteranno più...».
«Penso che all'Eliseo non m'inviteranno più...».
Ha in programma dei film?
«No, ma un tv show in Israele che devo ancora cominciare a girare».
«No, ma un tv show in Israele che devo ancora cominciare a girare».
Quali sono i suoi attori preferiti?
«Daniel Day Lewis, Sean Penn e Meryl Streep».
«Daniel Day Lewis, Sean Penn e Meryl Streep».
Secondo alcuni, compreso Chiambretti, è la donna più bella del mondo.
«Mi lusinga. Poi quando qualcuno mi conosce e mi dice che sono una bella persona allora è il complimento migliore».
«Mi lusinga. Poi quando qualcuno mi conosce e mi dice che sono una bella persona allora è il complimento migliore».
Qual è il suo modello di bellezza?
«Mia madre. Lei mi ha insegnato che posso essere bella finché voglio ma se non sono anche gentile e simpatica non avrò mai veramente successo».
«Mia madre. Lei mi ha insegnato che posso essere bella finché voglio ma se non sono anche gentile e simpatica non avrò mai veramente successo».
Una cosa che le piacerebbe imparare a fare?
«Vorrei studiare spagnolo o francese. E vorrei diventare brava a suonare la batteria! Ho appena cominciato: l'avevo detto che sono un ragazzaccio»
«Vorrei studiare spagnolo o francese. E vorrei diventare brava a suonare la batteria! Ho appena cominciato: l'avevo detto che sono un ragazzaccio»
venerdì 27 gennaio 2012
A NOI SCHETTINO, A VOI AUSCHWITZ Il settimanale tedesco "Der Spiegel" definisce gli italiani un popolo di codardi. "Non sono una razza", scrivono. Loro sì. Protestiamo scrivendo un messaggio sulla pagina Facebook della rivista. O inviando un'email alla loro redazione. Alessandro Sallusti risponde alle polemiche su Twitter
Il Giornale contro Der Spiegel
«A noi Schettino, a voi Auschwitz»
Editoriale di Sallusti contro il settimanale tedesco, critico
con gli italiani sul caso Concordia. Bufera in Rete
«AGGRESSIONE ALL'ITALIA» - Un attacco che Sallusti ha mal digerito, criticando con determinazione l'ultimo pezzo della provocatoria rubrica firmata da Jan Fleischauer e puntando il dito contro la stessa copertina del settimanale tedesco dedicata al naufragio al Giglio. Nel suo editoriale, il direttore de Il Giornale parla di «aggressione all'Italia», che «sta passando di fatto sotto silenzio». «Che i tedeschi siano una razza superiore - scrive il numero uno del quotidiano milanese citando il pezzo di Fleischauer - lo abbiamo già letto nei discorsi di Hitler. Ricordarlo proprio oggi, nel giorno della memoria dell'Olocausto, quantomeno è di cattivo gusto». Sallusti ricorda poi i 4200 passeggeri salvati sulla Concordia e insieme le «centinaia di migliaia di ebrei» salvati in Italia all'epoca delle leggi razziali. Ricorda Giorgio Perlasca. «È vero - scrive - noi italiani siamo fatti un po' così, propensi a non rispettare le leggi, sia quelle della navigazione, sia quelle razziali. I tedeschi invece sono più bravi. Li abbiamo visti all'opera nelle nostre città, obbedire agli ordini di sparare a donne e bambini, spesso alla schiena». E conclude: «Questi tedeschi sono ancora arroganti e pericolosi per l'Europa. Se Dio vuole non tuonano più i cannoni, ma l'arma della moneta non è meno pericolosa. Per questo non dobbiamo vergognarci. Noi avremmo pure uno Schettino, ma a loro Auschwitz non gliela toglierà nessuno». Sul sito de Il Giornale, Orlando Sacchelli rincara la dose: «Sapete chi è il giornalista che dirige Der Spiegel? Georg Mascolo. Suo padre è nato a Castellammare di Stabia, che dista appena 14 km da Meta di Sorrento, il paese di Schettino», si legge.
TWITTER - La presa di posizione contro il settimanale tedesco del quotidiano della famiglia Berlusconi non è passata inosservata su Twitter. Molti quelli che criticano Sallusti. «Vergognati», «non ci si può credere», «è rivoltante», si legge. Sul social network però non mancano quelli che invitano a non fermarsi al titolo de Il Giornale, ma a leggere con attenzione tutto l'editoriale in prima pagina. E poi c'è anche chi, parafrasando il titolo del quotidiano italiano, si lascia andare all'ironia. «A voi Kant, a noi Eva Kant».
domenica 22 gennaio 2012
Ecco il video della Concordia Dimostra che la manovra è stata un vero salvataggio Nelle immagini il naufragio minuto per minuto. Dopo l’urto contro lo scoglio una virata porta la nave a riva, lontano dai fondali profondi
Il disastro di nave Concordia si poteva solo immaginare, ma vederlo, come in un drammatico filmato, grazie all’Ais, il sistema di identificazione satellitare, fa venire i brividi e racconta una verità un po’ diversa da quella spacciata fino a oggi.
La nave rischiava di inabissarsi su un fondale di 107 metri a 660 metri dalla costa. Il disastro ecologico era quasi assicurato e nessuno può sapere quante delle quattromila persone scese a terra la notte del 13 gennaio sarebbero sopravvissute. A bordo, probabilmente su richiesta della Costa, il comandante Francesco Schettino ha deciso la manovra pazzesca. La nave ha fatto una giravolta di almeno 180 gradi ed è andata ad arenarsi a Punta Gabbianara, ben più a nord rispetto al fatale scoglio delle Scole.
Si può vedere tutto sul sito del Giornale, attraverso il tracciato satellitare raccolto in un filmato di quasi 4 minuti che con sagome, rotte e carta nautica mostra l’agonia di Costa Concordia. Un documento eccezionale reperibile sui siti internazionali che monitorano i movimenti delle navi. All’inizio il tracciato Ais mostra un triangolino verde, che simboleggia la nave passeggeri, in avvicinamento all’isola del Giglio a una velocità sostenuta di 15,4 nodi. In alto a destra una finestra indica l’ora di Greenwich, le 20.25 del 13 gennaio, le 21.25 in Italia. Il comandante Schettino vuole fare il famigerato «inchino» passando davanti al porto del Giglio. «Una pratica consolidata e spesso tollerata dalle compagnie, ma pure dalle capitanerie, che solo ultimamente hanno cominciato ad agitarsi - spiega una fonte del Giornale con una lunga esperienza sulle navi Costa -. Sul giornalino di bordo distribuito ai passeggeri si indica l’ora e i luoghi della navigazione turistica, ovvero vicino alla costa».
Schettino però è troppo vicino agli scogli e solo alle 21.44, un minuto prima dell’impatto sembra rendersi conto del tragico errore. La sagoma della nave vira di scatto a dritta. Un puntino marrone, il fatidico scoglio delle Scole, si vede benissimo. La nave sembra riuscire a passare per un soffio, ma alle 21.45 lo urta sulla fiancata sinistra verso poppa. Poi sembra andare alla deriva verso nord diminuendo subito la velocità. «A questo punto il capitano deve aver lanciato l’allarme Delta X-Ray per la squadra, con il secondo in comando, da far scendere in sala macchine a rendersi conto della situazione» spiega la fonte del Giornale. Schettino deve essere stato subito informato della gravità della falla e si è attaccato al telefono, come da procedura, per chiamare a terra il coordinatore di crisi della flotta (Fcc), Roberto Ferrarini.
Nel frattempo il tracciato satellitare mostra che la nave passa davanti al porto del Giglio e dopo circa un miglio viaggia a 3,4 nodi, ma dirige pericolosamente verso il largo. Alle 22.05 ha concluso il lungo abbrivo. Avanza a 0,8 nodi e si trova 600 metri dall’isola su un fondale di 107 metri. Schettino avrebbe potuto ordinare l’abbandono nave in quel momento, ma la nave si sarebbe inabissata. Per chi non riusciva a evacuare velocemente sulle lance non ci sarebbe stata speranza. E piombando sul fondo lo scafo poteva spezzarsi, provocando un disastro ecologico. «Per le emergenze più delicate gli stessi messaggi da impartire a bordo vengono approvati dall’ufficio crisi a terra», spiega il veterano del mare contattato dal Giornale. Solo il «Voyage record data», ovvero la scatola nera, che in realtà è di colore arancione, potrà dire cosa è accaduto veramente. Ci sono anche delle telecamere di sicurezza e dei microfoni direzionali che captano le voci, anche se non si utilizzano gli strumenti di bordo. Schettino per non farsi «registrare» avrebbe dovuto parlare con il cellulare uscendo dalla plancia.
Nel frattempo il tracciato satellitare mostra che la nave passa davanti al porto del Giglio e dopo circa un miglio viaggia a 3,4 nodi, ma dirige pericolosamente verso il largo. Alle 22.05 ha concluso il lungo abbrivo. Avanza a 0,8 nodi e si trova 600 metri dall’isola su un fondale di 107 metri. Schettino avrebbe potuto ordinare l’abbandono nave in quel momento, ma la nave si sarebbe inabissata. Per chi non riusciva a evacuare velocemente sulle lance non ci sarebbe stata speranza. E piombando sul fondo lo scafo poteva spezzarsi, provocando un disastro ecologico. «Per le emergenze più delicate gli stessi messaggi da impartire a bordo vengono approvati dall’ufficio crisi a terra», spiega il veterano del mare contattato dal Giornale. Solo il «Voyage record data», ovvero la scatola nera, che in realtà è di colore arancione, potrà dire cosa è accaduto veramente. Ci sono anche delle telecamere di sicurezza e dei microfoni direzionali che captano le voci, anche se non si utilizzano gli strumenti di bordo. Schettino per non farsi «registrare» avrebbe dovuto parlare con il cellulare uscendo dalla plancia.
Alle 22.05, venti minuti dopo l’impatto, la nave ha percorso un miglio (circa due chilometri) verso nord ed è quasi ferma al largo. A questo punto la sagoma gialla di Costa Concordia, registrata dal satellite, comincia a muoversi con una manovra incredibile. Probabilmente grazie a particolari eliche laterali l’enorme hotel galleggiante, che imbarca acqua, ruota su se stesso. Gira di almeno 180 gradi e torna indietro verso il Giglio.
Sul tracciato satellitare si vede la linea nera della rotta che fa una specie di cappio sul mare a soli 1,2 nodi di velocità.
Secondo il capitano Giovanni Luca Barbera, interpellato dall’Ansa, nave «Concordia puntava al largo - spiega il capitano -. Il comandante ha effettuato la migliore manovra di salvataggio per evitare l’affondamento della nave e salvare così molte vite umane». Sul filmato del tracciato Ais, la nave procede di lato, in direzione di Punta Gabbianara, praticamente parallela all’isola, con la prua rivolta a sud est. Ci vuole quasi un’ora dopo l’inizio dell'ardita manovra per arenare la nave. Alle 22.56 un ingrandimento mostra i drammatici momenti in cui il gioiello della Costa crociere si incaglia definitivamente ad un passo da terra, dove si trova ancora oggi. Due minuti dopo viene dichiarato l’abbandono nave.
Orlandi: raduno contro tomba De Pedis Fratello ragazza contesta sepoltura boss a Sant'Apollinare
ROMA, 21 GEN - "Fuori De Pedis dalla Basilica":e' lo slogan del sit-in organizzato dal fratello di Emanuela Orlandi davanti alla chiesa di S.Apollinare a Roma, per chiedere "verità e giustizia" per la ragazza vaticana scomparsa 28 anni fa. Nella cripta della Chiesa c'é la tomba di Enrico De Pedis,boss della Banda della Magliana, il cui ruolo nel caso Orlandi è oggetto di indagine. Accanto alla chiesa c'era la scuola di musica che Emanuela frequentava: da lì uscì l'ultima volta la sera del 22 giugno 1983.
lunedì 16 gennaio 2012
Le bugie di Schettino!!!
Il comandante della Costa Concordia alla Capitaneria, alle 00.32: "Sto guidando l'evacuazione". Ma è già sulla scogliera, poi si tradisce. La guardia costiera: "Cosa vuole fare, tornare a casa?"
Una telefonata da guappo, se non ci fosse di mezzo una tragedia. Tra le conversazioni sequestrate dalla Procura di Grosseto che sta indagato sulla sciagura della Costa Concordia che venerdì sera si è inabissata a pochi metri dalle coste dell'Isola del Giglio, provocando 6 morti e 16 dispersi, ne emerge una che inchioda il comandante Francesco Schettino. Dall'altra parte della cornetta c'è la Guardia costiera, cui il capitano assicura di essere a bordo quando invece ha già lasciato la nave. Tanto che nella concitazione di coprire la propria fuga si scopre e l'ufficiale della Guardia costiera, alterato, gli chiede "Cosa vuole fare, vuole andare a casa?". Quando gli viene riferito della presenza di cadaveri, Schettino chiede: "Quanti?". E l'ufficiale della Capitaneria: "Deve dirmelo lei!".
Le telefonate - La prima telefonata risale alle 00.32 di venerdì sera. Secondo testimoni, a quell'ora il capitano è già in salvo sulla scogliera del Giglio. La Capitaneria chiede a Schettino quante persone sono ancora a bordo. Schettino risponde 2-300. In pratica, sarebbero state evacuate 4mila persone in soli 40 minuti dall'abbandono nave. "Ora torno sul ponte - assicura alla Capitaneria -. Ero andato a poppa per capire cosa stava succedendo". "Rimarrà solo lei?", chiede la sala operativa. "Credo di rimanere solo io", replica. Alle 00,42 una nuova telefonata al comandante. La Capitaneria chiede nuovamente informazioni sulle persone da evacuare: "Ho chiamato la società - risponde il comandante - e mi dicono che ci sono un centinaio di persone". In realtà l'evacuazione è ancora quasi appena iniziata. "Io sto coordinando", assicura Schettino all'ufficiale. Poi però s'inguaia ammettendo che "non possiamo salire più a bordo perché stava appoppando, abbiamo abbandonato la nave". L'ufficiale, sorpreso, chiede conferma: "Comandante, ha abbandonato la nave?". Schettino ritratta: "No, no, macchè abbandonato la nave". All'1,46 la telefonata più concitata, con la Capitaneria che riprende il comandante: "Adesso lei va a prua, risale la biscaggina (la scala di corda delle navi, ndr) e coordina l'evacuazione. Ci dice quante persone ci sono ancora: se ci sono bambini, donne, passeggeri e il numero esatto di ciascuna di queste categorie. Vada a bordo. Cosa fa, lascia i soccorsi?". Schettino: "No, no, sono qua, sto coordinando i soccorsi". L'ufficiale ricomincia: "Comandante, è un ordine, ora comando io. Lei ha dichiarato l'abbandono nave, vada a prua, risalga sulla nave e vada a coordinare i soccorsi. Ci sono già dei cadaveri". Schettino: "Quanti?". L'ufficiale: "Deve dirmelo lei, cosa vuole fare, vuole andare a casa? Lei ora torna sopra e ci dice cosa si può fare, quante persone ci sono e di cos'hanno bisogno". Schettino di nuovo assicura: "Va bene, sto andando". Secondo la Capitaneria, tuttavia, non risalirà più a bordo.
domenica 8 gennaio 2012
sabato 7 gennaio 2012
Và che roba !!! V E R G O G N O S O !
Personaggi
Al capo di Equitalia 460mila €uro Lui straguadagna, il nero sale
Il ricco stipendiio del superispettore del Fisco Attilio Befera: ma in 15 anni da direttore l'evasione non è mai diminuita
A sentire adesso Befera ogni anno è da record. Gli annunci trionfalistici degli incassi dalla lotta all’evasione si susseguono con meticolosa periodicità (solitamente c’è una stima tra ottobre novembre, il dato consolidato nei primi mesi dell’anno e un andamento diffuso prima dell’estate) dalla seconda metà del 2008, quando il superispettore del fisco è approdato alla guida dell’Agenzia delle Entrate. Erano 6,9 miliardi nel suo primo anno da direttore, sono diventati 9,1 nel 2009, 10 nel 2010. Per il 2011 si prevede l’ennesimo record con 11 miliardi e le stime per quest’anno arriverebbero addirittura (merito del redditometro, secondo Befera) a 13 miliardi.
Eppure, la raffica di successi non sembra avere intaccato più di tanto il malloppo nascosto al fisco dagli evasori. I dati Istat relativi al 2007 parlavano di cento miliardi, euro più euro meno. Secondo un’analisi di Confindustria del giugno 2010 i miliardi sarebbero invece 124. La versione ufficiale dell’Agenzia delle Entrate del 10 maggio 2011 quantifica l’evasione fiscale a 120 miliardi di euro. I conti, insomma, tornano fino a un certo punto. Anche se mister fisco è pronto a giurare che l’amministrazione tributaria non ha mai smesso di mostrare i muscoli contro i “furbetti”, di qualsiasi colore fosse il governo in carica.
Dopo l’ultima, clamorosa, performance di Cortina Attilio Befera è ormai diventato un fenomeno mediatico da prima pagina. E molti hanno imparato a conoscere il suo viso. Pochi sanno, però, che il direttore dell’Agenzia delle Entrate fa l’agente del fisco da oltre 17 anni. E che il suo curriculum, malgrado ora molti sia nel centrodestra sia nel centrosinistra storcano il naso verso le sue iniziative eclatanti, è rigorosamente bipartisan.
La storia professionale di Befera parte in qualche modo dall’altra parte della barricata, al fianco di quelle imprese di cui adesso passa al setaccio i libri contabili. Prima di diventare superispettore del Secit (il contestato Servizio centrale degli ispettori tributari) nel 1995, Befera aveva infatti prestato circa trent’anni di onorato servizio in Efibanca (del gruppo Bnl), una banca d’affari che si occupava principalmente di assistenza alle aziende medie e medio-grandi nell’attività di credito industriale e strutturato. Lì il futuro ispettore, entrato come neodiplomato, scala tutte le poltrone fino a diventare direttore centrale, responsabile delle strutture che presidiavano le aree amministrativa, fiscale, informatica e organizzativa dell’istituto di credito.
Al Secit l’ascesa è più rapida. Gli bastano due anni (aprile 1997) per diventare dirigente generale del ministero delle Finanze con l’incarico di direttore centrale per la riscossione del dipartimento delle entrate. A fare il suo nome è Vincenzo Visco. Ma Befera, classe 1946, si trova ottimamente anche con quello che nel 2001 si pensava fosse la nemesi del ministro prodiano. Con l’arrivo di Giulio Tremonti e la nascita delle Agenzie fiscali, Befera viene subito piazzato alle Entrate, dove ricopre prima l’incarico di direttore centrale per i rapporti con gli enti esterni e poi come direttore centrale dell’amministrazione. Nel frattempo, Befera lavora insieme a Tremonti al grande progetto per riportare la riscossione, prima affidata attraverso concessioni agli istituti di credito, sotto il cappello dello Stato. Nasce Riscossione spa, che poi diventa Equitalia. E nell’ottobre del 2006, con Visco di nuovo ministro, Befera ne diventa il numero uno.
È in quegli anni che il fisco inizia ad affilare veramente le armi. Il cerchio si chiude nel maggio 2008, quando Tremonti (in cui ormai non si scorge quasi più neanche il barlume del paladino delle partite Iva del governo precedente) torna a Via XX Settembre e gli affida senza pensarci due volte la guida dell’Agenzia dell’Entrate in abbinata con la presidenza di Equitalia.
I due incarichi gli fruttano la bellezza di 456.733 euro lordi all’anno, ma gli danno soprattutto la possibilità di trasformare gli uffici del fisco in una vera e propria macchina da guerra. Supportato da una serie di modifiche normative varate da Tremonti (in perfetta sintonia e a completamento della linea dura di Visco), Befera può iniziare ad incrociare i dati dei conti correnti con quelli dell’Inps, ha controllare spese ed acquisti, ad accertare sinteticamente i redditi di famiglie e imprese, a invertire l’onere della prova e ad incassare immediatamente le somme richieste. Il risultato è complessivamente devastante per il quieto vivere dei contribuenti, costretti per lo più a dimostrare di essere innocenti, a volte sulla base di calcoli teorici effettuati a tavolino (vedi studi di settore e redditometro).
È in questo periodo che il direttore dell’Agenzia delle Entrate si libera dei panni dell’oscuro burocrate e inizia rilasciare interviste, a promettere fuoco e fiamme contro evasori ed elusori, a dare lezioni di civiltà tributaria e di politiche fiscali. Attitudine che sembra rafforzata dalla coabitazione col nuovo governo tecnico. Al bastone ogni tanto Befera alterna la carota, come quando, nel maggio scorso, invia una lettera aperta ai dipendenti chiedendo di mettere da parte «arroganza e soprusi», «astuzie burocratiche», «esasperanti formalismi» e di sfoderare piuttosto nei confronti dei cittadini le armi della «disponibilità, della cortesia», della «serietà e della coerenza». La frase da incorniciare è quella con cui la missiva si chiude: «Comportiamoci tutti, come funzionari del fisco, così come vorremmo essere tutti trattati come contribuenti». A Cortina l’hanno già appesa dietro i banconi di bar e ristoranti.
E' un articolo di Sandro Iacometti di libero quotidiano.it
Eppure, la raffica di successi non sembra avere intaccato più di tanto il malloppo nascosto al fisco dagli evasori. I dati Istat relativi al 2007 parlavano di cento miliardi, euro più euro meno. Secondo un’analisi di Confindustria del giugno 2010 i miliardi sarebbero invece 124. La versione ufficiale dell’Agenzia delle Entrate del 10 maggio 2011 quantifica l’evasione fiscale a 120 miliardi di euro. I conti, insomma, tornano fino a un certo punto. Anche se mister fisco è pronto a giurare che l’amministrazione tributaria non ha mai smesso di mostrare i muscoli contro i “furbetti”, di qualsiasi colore fosse il governo in carica.
Dopo l’ultima, clamorosa, performance di Cortina Attilio Befera è ormai diventato un fenomeno mediatico da prima pagina. E molti hanno imparato a conoscere il suo viso. Pochi sanno, però, che il direttore dell’Agenzia delle Entrate fa l’agente del fisco da oltre 17 anni. E che il suo curriculum, malgrado ora molti sia nel centrodestra sia nel centrosinistra storcano il naso verso le sue iniziative eclatanti, è rigorosamente bipartisan.
La storia professionale di Befera parte in qualche modo dall’altra parte della barricata, al fianco di quelle imprese di cui adesso passa al setaccio i libri contabili. Prima di diventare superispettore del Secit (il contestato Servizio centrale degli ispettori tributari) nel 1995, Befera aveva infatti prestato circa trent’anni di onorato servizio in Efibanca (del gruppo Bnl), una banca d’affari che si occupava principalmente di assistenza alle aziende medie e medio-grandi nell’attività di credito industriale e strutturato. Lì il futuro ispettore, entrato come neodiplomato, scala tutte le poltrone fino a diventare direttore centrale, responsabile delle strutture che presidiavano le aree amministrativa, fiscale, informatica e organizzativa dell’istituto di credito.
Al Secit l’ascesa è più rapida. Gli bastano due anni (aprile 1997) per diventare dirigente generale del ministero delle Finanze con l’incarico di direttore centrale per la riscossione del dipartimento delle entrate. A fare il suo nome è Vincenzo Visco. Ma Befera, classe 1946, si trova ottimamente anche con quello che nel 2001 si pensava fosse la nemesi del ministro prodiano. Con l’arrivo di Giulio Tremonti e la nascita delle Agenzie fiscali, Befera viene subito piazzato alle Entrate, dove ricopre prima l’incarico di direttore centrale per i rapporti con gli enti esterni e poi come direttore centrale dell’amministrazione. Nel frattempo, Befera lavora insieme a Tremonti al grande progetto per riportare la riscossione, prima affidata attraverso concessioni agli istituti di credito, sotto il cappello dello Stato. Nasce Riscossione spa, che poi diventa Equitalia. E nell’ottobre del 2006, con Visco di nuovo ministro, Befera ne diventa il numero uno.
È in quegli anni che il fisco inizia ad affilare veramente le armi. Il cerchio si chiude nel maggio 2008, quando Tremonti (in cui ormai non si scorge quasi più neanche il barlume del paladino delle partite Iva del governo precedente) torna a Via XX Settembre e gli affida senza pensarci due volte la guida dell’Agenzia dell’Entrate in abbinata con la presidenza di Equitalia.
I due incarichi gli fruttano la bellezza di 456.733 euro lordi all’anno, ma gli danno soprattutto la possibilità di trasformare gli uffici del fisco in una vera e propria macchina da guerra. Supportato da una serie di modifiche normative varate da Tremonti (in perfetta sintonia e a completamento della linea dura di Visco), Befera può iniziare ad incrociare i dati dei conti correnti con quelli dell’Inps, ha controllare spese ed acquisti, ad accertare sinteticamente i redditi di famiglie e imprese, a invertire l’onere della prova e ad incassare immediatamente le somme richieste. Il risultato è complessivamente devastante per il quieto vivere dei contribuenti, costretti per lo più a dimostrare di essere innocenti, a volte sulla base di calcoli teorici effettuati a tavolino (vedi studi di settore e redditometro).
È in questo periodo che il direttore dell’Agenzia delle Entrate si libera dei panni dell’oscuro burocrate e inizia rilasciare interviste, a promettere fuoco e fiamme contro evasori ed elusori, a dare lezioni di civiltà tributaria e di politiche fiscali. Attitudine che sembra rafforzata dalla coabitazione col nuovo governo tecnico. Al bastone ogni tanto Befera alterna la carota, come quando, nel maggio scorso, invia una lettera aperta ai dipendenti chiedendo di mettere da parte «arroganza e soprusi», «astuzie burocratiche», «esasperanti formalismi» e di sfoderare piuttosto nei confronti dei cittadini le armi della «disponibilità, della cortesia», della «serietà e della coerenza». La frase da incorniciare è quella con cui la missiva si chiude: «Comportiamoci tutti, come funzionari del fisco, così come vorremmo essere tutti trattati come contribuenti». A Cortina l’hanno già appesa dietro i banconi di bar e ristoranti.
E' un articolo di Sandro Iacometti di libero quotidiano.it
venerdì 6 gennaio 2012
Và che roba...Il tempismo del terzo polo!!!
Quando si dice il tempismo. Rutelli, Casini e Fini volano in vacanza alle Maldive proprio nel momento in cui l'Italia è ancora sotto attacco della finanza, con la Borsa a picco e lo spread alle stelle. E così, se Monti vola in anticipo a Bruxelles per una serie di incontri internazionali, i tre amici si esibiscono in una sorta di vertice "in trasferta" del Terzo Polo. E così ai Tropici di finiscono proprio loro che fino a qualche mese fa chiedevano al premier Berlusconi di farsi da parte in nome della sobrietà, perché forniva un'immagine troppo frivola dell'Italia. Poco male, forse la vacanza di Capodanno dei terzopolisti attesta quel che si sospettava da tempo: la loro assoluta ininfluenza politica sulla crisi.
Questa sotto invece è la maglietta che i tre leader del terzo NULLA dovrebbero indossare!!!
Nulla di male per carità, le vacanze alle Maldive, l'importante che al loro ritorno, non parlino di sacrifici...I BUFFONI D'ITALIA!!!
Questa sotto invece è la maglietta che i tre leader del terzo NULLA dovrebbero indossare!!!
Nulla di male per carità, le vacanze alle Maldive, l'importante che al loro ritorno, non parlino di sacrifici...I BUFFONI D'ITALIA!!!
mercoledì 4 gennaio 2012
Vacheroba!!!! Craxi accusa Napolitano di aver taciuto sul finanziamento illegale del PCI
Ecco cosa pensa un grande della politica di chi oggi ci governa e cioè un comunista .... si pesi al fatto, anzi al dato di fatto, che i nostri conti correnti bancari, sono ormai sotto controllo senza alcuna privacy e non voglio aggiungere altro, perchè come è a noi tutti noto, il comunismo è un regime totalitario che ha fatto più morti del nazzismo, e oggi secondo il mio modesto parere, ci troviamo ad aver a che fare con gente, che da più di mezzo secolo governa noi Italiani gozzovigliando a palazzo.
Vi prego di far girare questo video affinchè tutti possano conoscere la classe dirigente che governa il Paese una classe ormai in cancrena, gente ormai ultra ottantenne che non dà spazio a noi giovani, una classe che recentemente affossa il paese con tasse perchè non ingrado ti trovare altre soluzioni come il diminuire la spesa pubblica, le auto blu, i parlamentari stessi, i loro stipendi e chi più ne ha più ne metta.
Per poi che dire del capo dello Stato che a fine anno parla a reti unificate per dire cosa? Che i sacrifici di noi Italiani non saranno inutili..... ma mi faccia il piacere caro presidente, si, caro... ma per le tasse!!
Vorrei chiedere al presidente tanto bravo a parlare: " dopo tutti questi sacrifici e tasse, a conti risanati, diminuirà il prezzo della benzina e di tutte le 50 tasse del prof. Monti se professore possiamo definirlo?"
Come diceva sua maestà il PRINCIPE ANTONIO DE CURTIS in Arte Totò, stavamo meglio quando stavamo peggio.
Sig. Presidente : " MA MI FACCIA IL PIACERE !!! "
Vi prego di far girare questo video affinchè tutti possano conoscere la classe dirigente che governa il Paese una classe ormai in cancrena, gente ormai ultra ottantenne che non dà spazio a noi giovani, una classe che recentemente affossa il paese con tasse perchè non ingrado ti trovare altre soluzioni come il diminuire la spesa pubblica, le auto blu, i parlamentari stessi, i loro stipendi e chi più ne ha più ne metta.
Per poi che dire del capo dello Stato che a fine anno parla a reti unificate per dire cosa? Che i sacrifici di noi Italiani non saranno inutili..... ma mi faccia il piacere caro presidente, si, caro... ma per le tasse!!
Vorrei chiedere al presidente tanto bravo a parlare: " dopo tutti questi sacrifici e tasse, a conti risanati, diminuirà il prezzo della benzina e di tutte le 50 tasse del prof. Monti se professore possiamo definirlo?"
Come diceva sua maestà il PRINCIPE ANTONIO DE CURTIS in Arte Totò, stavamo meglio quando stavamo peggio.
Sig. Presidente : " MA MI FACCIA IL PIACERE !!! "
lunedì 2 gennaio 2012
Agenzia viaggi Nichi Vendola Una missione ogni 5 giorni Nel 2011 per Vendola e gli assessori della Puglia trasferte da New York a Sidney. La spesa? 784mila euro
Bisogna ammetterlo: da quando c’è Nichi Vendola, la regione Puglia viaggia. Soprattutto il suo presidente: macina migliaia di chilometri, al prezzo di decine di migliaia di euro.
Ecco perché andrebbe completata la frase con cui il governatore ha varato il bilancio 2012: «Con la crisi quest’anno abbiamo avuto tutti l’idea di essere malati e privati di qualcosa». Tutti privati, tranne lui. La crisi non ha impedito a Nichi di impegnarsi febbrilmente nelle missioni all’estero, quei viaggi fatti in nome (e a spese) del contribuente all’insegna di una diplomazia estera che manco l’Onu. In un anno sono state firmate 67 delibere per autorizzare un’ottantina di missioni fatte dal presidente della Regione, dagli assessori della giunta, e dai funzionari dell’ente. A sfogliare le delibere del 2011 si riceve un’impressione netta: la Regione Puglia è più animata di un porto di mare, ogni cinque giorni in media qualcuno ha fatto le valigie ed è partito.
Tra gli ultimi viaggi che hanno trovato una copertura finanziaria c’è quello che Vendola ha fatto in Cina dal 7 al 14 novembre. Obiettivo della missione: rafforzare la cooperazione tra la provincia del Guangdong e le organizzazioni pugliesi del settore green economy. Vendola, come un novello Marco Polo si è incamminato lungo la via della seta in compagnia di Francesco Manna, suo capo di Gabinetto per un viaggio che è costato in tutto 24mila euro. «È importante essere qui in Cina, - ha commentato il governatore pugliese - perché è terra di innovazione e di prodigi». E in effetti prodigiosa è anche la cifra che Nichi e il suo accompagnatore sono riusciti a spendere per soggiornare negli alberghi del Guangdong e di Hangzhou, la seconda meta del pellegrinaggio cinese: 6.690 euro in tutto. Vale a dire in media 477 euro a testa per ogni notte passata nel Paese del dragone. E se le spese per il pernottamento fanno pensare a un trattamento da nababbo, quelle aeree non sono da meno: Vendola e Manna hanno speso infatti 6.371 euro.
Per capire i prodigiosi sviluppi dell’intesa tra Vendola e il Guangdong bisognerà aspettare, ma il leader Sel oltre a essere un navigatore è anche un sognatore. In Cina infatti ha avuto una visione e ha fatto una promessa: «Sogno un mondo in cui è possibile che migliaia di studenti pugliesi possano laurearsi qua e migliaia di studenti cinesi vengano a studiare in Puglia». Per questo ha raggiunto un accordo con la provincia cinese per istituire a Bari una sede dell’Istituto Confucio, il nono in Italia. Proprio quello che ci voleva.
La Regione Puglia è un faro di alacrità nel pianificare le missioni, un tour operator dalle innumerevoli risorse organizzative. E soprattutto economiche: a maggio è stata firmata la delibera per approvare la spesa di 784mila euro da destinare alle missioni. Magari Vendola dirà che è sempre meno del Milione di Marco Polo, chissà se i suoi elettori saranno d’accordo. L’ente spende in media più di duemila euro al giorno per far viaggiare il proprio presidente, gli assessori e i funzionari.
Di queste risorse, 675mila euro sono destinate proprio alle missioni all’estero: dalla sede della Regione Puglia non c’è angolo di mondo che non si possa raggiungere, New York, Sidney, Londra, Parigi, Siviglia sono solo alcune delle moltissime mete dei globetrotter pugliesi. E poi ci sono i viaggi tra Bruxelles e Bari, perché i funzionari devono raggiungere la città pugliese dall’ambasciata regionale in Belgio: 500 metri quadri in Rue de Throne che la Regione ha pagato 2milioni di euro. «Sarà un polo di accoglienza per tutta la comunità pugliese con pavimenti in pietra di Trani e decori di marmo della Murgia» aveva assicurato Vendola. Di certo, sui pavimenti destinati alle suole della comunità scorrono via veloci anche i trolley dei dirigenti in partenza per Bari.
P.s. questo è un articolo della giornalista Francesca Gallacci - 02 gennaio 2012 de http://www.ilgiornale.it
Iscriviti a:
Post (Atom)


