Il Giornale contro Der Spiegel
«A noi Schettino, a voi Auschwitz»
Editoriale di Sallusti contro il settimanale tedesco, critico
con gli italiani sul caso Concordia. Bufera in Rete
«AGGRESSIONE ALL'ITALIA» - Un attacco che Sallusti ha mal digerito, criticando con determinazione l'ultimo pezzo della provocatoria rubrica firmata da Jan Fleischauer e puntando il dito contro la stessa copertina del settimanale tedesco dedicata al naufragio al Giglio. Nel suo editoriale, il direttore de Il Giornale parla di «aggressione all'Italia», che «sta passando di fatto sotto silenzio». «Che i tedeschi siano una razza superiore - scrive il numero uno del quotidiano milanese citando il pezzo di Fleischauer - lo abbiamo già letto nei discorsi di Hitler. Ricordarlo proprio oggi, nel giorno della memoria dell'Olocausto, quantomeno è di cattivo gusto». Sallusti ricorda poi i 4200 passeggeri salvati sulla Concordia e insieme le «centinaia di migliaia di ebrei» salvati in Italia all'epoca delle leggi razziali. Ricorda Giorgio Perlasca. «È vero - scrive - noi italiani siamo fatti un po' così, propensi a non rispettare le leggi, sia quelle della navigazione, sia quelle razziali. I tedeschi invece sono più bravi. Li abbiamo visti all'opera nelle nostre città, obbedire agli ordini di sparare a donne e bambini, spesso alla schiena». E conclude: «Questi tedeschi sono ancora arroganti e pericolosi per l'Europa. Se Dio vuole non tuonano più i cannoni, ma l'arma della moneta non è meno pericolosa. Per questo non dobbiamo vergognarci. Noi avremmo pure uno Schettino, ma a loro Auschwitz non gliela toglierà nessuno». Sul sito de Il Giornale, Orlando Sacchelli rincara la dose: «Sapete chi è il giornalista che dirige Der Spiegel? Georg Mascolo. Suo padre è nato a Castellammare di Stabia, che dista appena 14 km da Meta di Sorrento, il paese di Schettino», si legge.
TWITTER - La presa di posizione contro il settimanale tedesco del quotidiano della famiglia Berlusconi non è passata inosservata su Twitter. Molti quelli che criticano Sallusti. «Vergognati», «non ci si può credere», «è rivoltante», si legge. Sul social network però non mancano quelli che invitano a non fermarsi al titolo de Il Giornale, ma a leggere con attenzione tutto l'editoriale in prima pagina. E poi c'è anche chi, parafrasando il titolo del quotidiano italiano, si lascia andare all'ironia. «A voi Kant, a noi Eva Kant».
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